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Incubo intercettazioni
Ecco il cellulare
che non si ascolta

Nei negozi arriva lo Snapblue, il telefonino per 007 che trasforma la voce in dati criptati proteggendo le conversazioni. Pensi sia giusto limitare le intercettazioni? Inviaci un commento e partecipa al nostro sondaggio

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Strumenti di criptazione
Strumenti di criptazione

Milano, 19 giugno 2010 - Un cellulare così ti aspetti di vederlo in un grande magazzino nel cestone dei pezzi in saldo, tant’è brutto. Blu e grigio: aspetto dimesso. Non un telefonino che fa gioco tenere vicino al Martini durante l’happy hour. Preistoria dell’estetica applicata alla tecnologia di largo consumo.

Invece lo Snapblue è un cellulare per pochissimi. E di pochissimi. Per nulla ricercato nel concepimento ma in grado di rendere quei pochi irraggiungibili. O, meglio, inintellegibili. Lo Snapblue è uno dei rari cellulari in commercio che consente di parlare senza essere intercettati. La voce si trasforma in segnali e dati e per decifrarli occorre conoscere la chiave. «Praticamente impossibile» assicura Andrea Pastori, titolare appena 27enne del negozio Tecnospy di via Valla. L’altro, in via Anfossi, è gestito dal papà. Due negozi da 007, gli unici due a Milano. «Sì, siamo i rimasti i soli — conferma Pastori —. L’ultimo negozio che vendeva apparecchi e sistemi per registrazioni audio e video o intercettazioni e bonifiche ha chiuso da poco, in via California».

 

Visto dall'interno di questo negozio il nostro non sembra un Paese di spioni. A dispetto delle dichiarazioni di certa parte politica. E delle cifre che escono dai tribunali in fatto di «intercettati». Piuttosto forse, siamo un Paese ossessionato dalle spie, che vive nel sospetto di essere spiato, che spia perché teme di essere spiato. «Il nostro — dice Pastori — continua ad essere un mercato di nicchia, neanche particolarmente fiorente. Due o tre clienti al giorno e spesso non comprano, chiedono informazioni. Gran parte dei clienti consolidati ricorre a certe tecnologie per difesa più che per attacco. Non vogliono spiare ma vogliono evitare di essere spiati». O molestati.

«Nell’ultimo anno le vendite di registratori audio sono aumentate di circa il 10 per cento. E sa perché? Perché sempre più spesso si rivolgono a noi donne che vogliono incastrare stalker o superiori che fanno mobbing». E lo sguardo va alla vetrina in cui sono esposti chiavi d’auto, pacchetti di sigarette e di chewing gum. Tutta roba che si tiene sulla scrivania dell’ufficio o sul tavolo del bar in pausa pranzo. Tutta roba che nasconde registratori e videocamere.

 

Per mettersi in tasca lo Snapblue, il cellulare anti-intercettazioni, servono dai 1.800 ai 3.000 euro, a seconda del software che si vuole installare.Ogni software garantisce un certo grado di protezione: a chi compra scegliere. «Non tanti — fa sapere Pastori —, cinque all’anno al massimo. I più infatti preferiscono mantenere il loro cellulare e installarvi software anti-intercettazione». Software come quello del Nokia PrivateWave, altro cellulare che consente di parlare coperti. «I più» in questo caso sborsano 400 euro all’anno, e per l’abbonamento al software. Lo Snapblue consente conversazioni criptate solo con chi ha a sua volta uno Snapblue. Un limite che il PrivateWave non conosce.

«I più» che hanno deciso di parlare criptati sono vip e agenti del mondo dello spettacolo. Procuratori di calciatori e club e faccendieri di procuratori di calciatori e club. Da proteggere, nell’uno e nell’altro mondo, sono i numeri degli ingaggi, i «numeri» che farebbero grande certo gossip o i numeri che portano alle passerelle televisive che fanno più audience. A chiedere telefonini o software a prova di spioni sono anche manager e professionisti della sicurezza aziendale. «È l’effetto della crisi — spiega Pastori —. Le difficoltà economiche inducono le aziende ad una concorrenza serrata. E la concorrenza serrata porta anche ad aumentare le attività di spionaggio e controspionaggio. Gli imprenditori cercano di tutelarsi. E di tenere sotto controllo anche chi gestisce le casse dell’azienda». Vip, o aspiranti tali. del mondo dello spettacolo, calciatori e procuratori sportivi, manager o esperti di sicurezza aziendale, profili alla Tavaroli per intendersi. È questo il «mercato di nicchia». Finirebbe qui il Paese che teme di essere spiato e che spia solo per il timore di essere spiato.

di Giambattista Anastasio

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