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Scatta la guerra
ai writer
con le schedature
di massa

Moratti e De Corato fanno loro la proposta del comitato di viale Abruzzi: un database, dove ogni cittadino possa inserire le proprie denunce con foto, commenti e note utili. E tu cosa ne pensi? Inviaci un commento

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Un graffittaro al lavoro (Spf)

Milano, 10 giugno 2010 - La guerra ai graffittari si fa con sofisticati sistemi informatici. Questa, almeno, è la proposta del comitato di viale Abruzzi, che Palazzo Marino potrebbe presto adottare, approvando la mozione della Lista Letizia Moratti. Ieri mattina, il capogruppo Paolo Gradnik, assieme al presidente del comitato, Fabiola Minoletti, hanno presentato i contenuti del progetto. Erano presenti molti cittadini esasperati dal trovare il portone o la facciata del palazzo coperti di tag e graffiti.

Da ciò la proposta: istituire un database, dove ogni cittadino possa inserire le proprie denunce con foto, commenti e note utili. In questo modo si faciliterebbe l’azione repressiva delle forze dell’ordine. La proposta è ispirata al principio della sicurezza partecipata. E l’obiettivo, ha spiegato Gradnik, «è quello di estendere il modello all’intera città». Che il controllo del territorio sia utile, il comitato Abruzzi-Piccinni (noto per aver diffuso i filmati di prostitute e transessuali sui marciapiedi) lo ha già dimostrato.

 

«Sono già venti mesi – ha chiarito Minoletti – che monitoriamo il fenomeno dell’imbrattamento sui muri nel nostro quartiere e i dati indicano una progressiva diminuzione degli atti vandalici. Abbiamo quindi pensato che un database sui graffiti non solo offrirebbe un supporto investigativo ai vigili, ma renderebbe i cittadini protagonisti attivi nella lotta contro il degrado urbano». Tesi sposata dal capogruppo della Lista Moratti, che ha già depositato la mozione in consiglio comunale. Secondo Gradnik, infatti, «il nuovo database con le denunce dei cittadini potrebbe essere integrato a quello che è già in uso alla polizia locale e avrebbe un grande effetto deterrente sui writer seriali».

 Unica nota dolente: i graffittari, oltre a essere individuati, vanno denunciati e condannati. Cosa che non sempre avviene. Gradnik, a questo proposito, ha aperto un fronte polemico con i giudici di Milano: «Se la magistratura, oltre ai grandi casi che finiscono sui giornali, si occupasse pure dei piccoli problemi della città, sarebbe tutto più semplice».

 

Una posizione che il vicesindaco, Riccardo De Corato, sembra apprezzare molto: «Ringrazio il comitato Abruzzi-Piccinni per questa proposta, perfetto esempio di sicurezza partecipata, che dimostra la volontà da parte dei cittadini di combattere a fianco dell’amministrazione un fenomeno di degrado e inciviltà. Il vero problema, però, non è tanto la raccolta del materiale fotografico, che ha comunque una sua importanza, bensì attribuire la tag al writer e convincere i giudici».

Già, «perché alla fine – ha aggiunto De Corato – tocca sempre ai magistrati perseguire penalmente i writer. Si da il caso che nel processo al famigerato “Bros” il pm abbia applicato uno sconto: su 17 episodi contestati al writer dalla Polizia Locale, proprio grazie alla banca dati, lo ha rinviato a giudizio solo per due. Questo dimostra che le decisioni del giudice non sempre seguono la linea di severità auspicata dall’amministrazione comunale e dai cittadini. Un magistrato, pochi giorni fa, anziché ridurre in appello la pena a un writer, ha optato per mille euro di multa in più. E un altro, lo scorso aprile, ha assolto un 36enne che aveva scritto sui pilastri di piazza San Babila frasi indegne come «Israele assassina».

di Ersilio Mattioni

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