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Nuovi musei per far grande Milano
L'intervista a Finazzer Flory

L'assessore ha tanti progetti di qui al 2013, ma finito il mandato non tornerà in questo ruolo. Hai partecipato alla "notte dei musei"? Ti è piaciuta l'iniziativa? Ha funzionato bene tutto? Inviaci un commento

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L'assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory (45 anni)

Milano, 16 maggio 2010 - Massimiliano Finazzer Flory chiude in bellezza la sua mission culturale.

Assessore, è vero che non ha intenzione di ricandidarsi?
«Verissimo, ho accettato quest’incarico solo per Letizia Moratti, che è una donna onesta e una grande lavoratrice».

Cosa farà?
«Il mio mestiere è un altro, amo Milano ma la posso rappresentare con altri ruoli. Sono prima di tutto un artista e un uomo di teatro. Fare l’assessore lo considero mio dovere».

In questi anni ha avuto più soddisfazioni o delusioni?
«Soddisfazioni. Poi sarà la città a darmi un giudizio. Comunque qualche progetto speciale per Milano continuerò a seguirlo, specie sulla scena internazionale. E seguirò il museo d’arte contemporanea».

Si fa finalmente?
«Lo avremo nel 2013. A fine anno il progetto esecutivo. Sto lavorando con gallerie, collezionisti e istituzioni pubbliche per la collezione permanente».

Andiamo a ritroso. L’anno prossimo altre due novità.
«Nel 2011 aprono altri due musei: un Déhor allo Sforzesco e in primavera, sempre al Castello, l’ex ospedale spagnolo di cui stiamo facendo la copertura del tetto. Ci saranno servizi e accoglienza per gli amici della cultura. Ultima novità, in primavera inauguriamo, seppure ancora allo stadio grezzo, il Museo delle culture extraeuropee all’ex Ansaldo, appena prima della fine del mio mandato».

Torniamo ai nostri giorni. Le grosse novità ci sono in autunno mi sembra.
«La cosa più imminente è il Museo del fumetto, un grande progetto».

Perché questo progetto?
«Il fumetto a Milano è un protagonista, e poi questa è la capitale dell’editoria, e il disegno dei fumetti è una delle forme attraverso cui la nostra editoria è diventata protagonista in Italia e nel mondo».

Come inaugurerete?
«Con due mostre. Una è dedicata ai sessant’anni di Peanuts, la striscia di fumetti di Charles M. Schulz che io trovo sia l’unica capace di tenere insieme comics e serious. In parte sarà negli spazi espositivi di viale Campania in parte avrà dieci installazioni distribuite per la città a dimensioni macroscopiche per intercettare la fantasia dei cittadini».

L’altra mostra?
«Ospiterà dieci tra i più grandi fumettisti italiani che hanno vinto un concorso per i cento anni del genere. Ognuno di loro lavorerà su un’idea della città».

Sarà il Comune direttamente a gestire il museo?
«La concessione degli spazi sarà data per cinque anni, ovviamente il gestore andrà a interagire con l’assessorato alla Cultura. Sarà un’associazione o un’istituzione legata al mondo del fumetto».

Lei ama il genere?
«Non sono un appassionato, ma capisco l’importanza del fumetto per due semplici ragioni: la prima è che, come il futurismo, il fumetto è immaginazione senza fili. La seconda è che è un montaggio di immagini e parole che credo oggi sia diventato di nuovo, clamorosamente, uno strumento di comunicazione efficace».

Pensa sia un genere educativo?
«Sicuramente. Mentre i ragazzi usano l’I-pod e spesso sono totalmente subordinati ai linguaggi tecnologici, tornare al linguaggio tradizionale mi sembra anche una sfida pubblica e di carattere culturale. I nostri giovani non sanno più leggere, o meglio, hanno icone multimediali che rimandano a se stesse. Spero che la Casa del fumetto sarà un polo di aggregazione di giovani che vogliono vivere la creatività con un approccio diverso».

E il museo del Novecento che il sindaco ha presentato a New York?
«Apre all’Arengario il 18 novembre. Quello lo sento davvero mio. Quattromila metri quadri, 350 opere distribuite su 7 livelli attraverso 3 piani. Un ristorante che si affaccia su piazza Duomo».

Finalmente!
«Finalmente davvero. Ma le pare possibile che Milano che è una città internazionale non assuma dall’estero gli esempi che funzionano? Ora ho ciò che volevo».

Come l’ha strutturato?
«Andiamo da Pellizza da Volpedo, che si può visitare gratis, fino all’arte povera degli anni Settanta. Poi ho introdotto un cinema da cento posti, che proietterà filmati storici e documenti ma anche film veri e propri legati all’arte. Penso di proporre interviste ad artisti che molti non conoscono a fondo, come Fontana, De Chirico, Sironi. Poi ci saranno un archivio e biblioteche per gli studiosi, che avranno un accesso alternativo per non essere intrappolati dai flussi turistici che ci aspettiamo».

Ci sarà solo una collezione Permanente?
«No, abbiamo individuato tre spazi, due interni e uno esterno sulle facciate in cui lavoreremo su mostre temporanee, interazioni fra artisti di arte contemporanea».

Anche stranieri?
«Inizialmente solo italiani, sarà un flag museum (un museo della bandiera, ndr.), che racconterà l’orgoglio di essere milanesi attraverso l’arte».

Così sarà contenta anche la Lega...
«Non ci avevo pensato» sorride. «Comunque dobbiamo essere orgogliosi di abitare nel mondo e non solo a Milano».

Come mai è andato al festival di Cannes?
«Innanzitutto avevo un incontro con gli assessori alla cultura di Saint Tropez e Cannes per studiare studiare una politica culturale da fare con Milano».

Come mai?
«Sono tanti i milanesi che hanno la casa lì, la Costa Azzurra è il loro mare. Io ho seguito questo flusso. In più ho incontrato diversi produttori che vogliono girare a Milano film di livello internazionale e uno sponsor molto importante».

Che farà...?
«A settembre realizzeremo un bel progetto, una settimana della moda che sarà anche dell’arte e del cinema».

Ha visto i film italiani?
«Come intellettuale, e non come assessore».

di Rossella Minotti

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