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Semafori truccati,
chiuse le indagini
35 comuni
coinvolti

L’inchiesta è nata da un esposto dei cittadini di Segrate depositato nel luglio. I cittadini avevano verificato che tra novembre 2006 e luglio 2007 sarebbero state ben 50mila le multe notificate

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Semaforo
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Milano, 27 aprile 2010 - Una trentina di comuni coinvolti, una quindicina di Comandanti della Polizia Locale e quattro sindaci indagati. Sono questi i numeri dell’inchiesta sui T-Red, i cosiddetti "vampiri rossi", quei semafori posizionati in punti strategici che, accorciando drasticamente la durata del "giallo", hanno consentito alle amministrazioni comunali di arricchirsi a scapito degli automobilisti.

I militari della Guardia di Finanza stanno notificando l’avviso di chiusura delle indagini a 38 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, truffa, abuso d’ufficio, turbativa d’asta. In particolare, al Comandante e al suo vice di Segrate, rispettivamente Lorenzo Giona e Dario Zanchetta, e a Cairoli e ad Astorri, viene contestato di avere agito «in concorso e su istigazione» del sindaco Adriano Alessandrini. Per questo, il primo cittadino deve rispondere di abuso d’ufficio. Il comune di Segrate avrebbe guadagnato grazie a questa truffa quasi due milioni e mezzo di euro. I municipi interessati si trovano nelle province di Milano, Como, Varese, Lodi, Mantova, Torino, Novara, Verona, Rovigo, Bologna, Modena, Ferrara, Livorno, Pisa, Firenze, Pistoia, Viterbo, Caserta, Benevento.

 

L’inchiesta per associazione per delinquere, turbativa d’asta e abuso d’ufficio è nata da un esposto dei cittadini di Segrate. I cittadini avevano verificato che tra il 16 novembre 2006 e il luglio 2007 sarebbero state ben 50mila le multe notificate ad altrettanti automobilisti passati con il rosso sui semafori di quattro incroci della Cassanese su cui erano stati installati i T-red. E di fronte all’imponenza dei numeri, con l’aiuto dell’avvocato Francesca Fuso avevano spulciato i documenti pubblici sull’appalto relativo.

All’apertura dell’inchiesta, Fuso spiegava di aver riscontrato diverse “anomalie” nel sistema di rilevazione automatica delle infrazioni del codice della strada e in particolare il fatto che la Scae, la società che aveva vinto l’appalto per l’installazione dei T-red nel Comune, guadagnasse “il 25,10 per cento su ogni multa incassata”. Secondo Fuso, inoltre, era anomalo che la tecnologia per monitorare questi incroci, risultasse “già decisa prima di indire la gara d’appalto” e che ad aggiudicarselo fosse stata un’azienda, la Scae appunto, che non aveva la convenzione per i T-red e che dunque si era dovuta poi rivolgere alla CiTiEsse in qualità di concessionaria. Contestava poi la durata del giallo dei semafori, che se nei documenti veniva dichiarata di 4 secondi, sui fotogrammi appariva di durata variabile e per il Cnr comunque non sufficiente a un automobilista che si trova in mezzo all’incrocio quando scatta il giallo, per terminare l’attraversamento senza prendere la multa.

 

IL SINDACO DI SEGRATE - Adriano Alessandrini è accusato in concorso con altri indagati, di aver disposto “il funzionamento a tre luci, 24 ore su 24, dei semafori sui quali erano installati i T-red, in assenza del necessario requisito delle particolari condizioni di circolazione previsto dall’articolo 169 del codice della strada, al solo scopo di fare cassa con le conseguenti multe.

Secondo il pubblico ministero Alfredo Robledo, il sindaco in concorso con il comandante e il vice comandante della polizia locale avrebbe fissato “dolosamente” in “quattro secondi il tempo di durata del giallo” e altrettanto “dolosamente” non avrebbe modificato “l’impostazione di fabbrica del tempo di latenza nella misura di un decimo di secondo tra lo scatto del rosso e la rilevazione dell’infrazione”, rendendolo “non compatibile con le normali modalità di guida”. In sostanza, avrebbe impedito che gli automobilisti avessero il tempo di reagire con una frenata alla comparsa del rosso, incassando indebitamente multe per oltre 2,4 milioni di euro.

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