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Il derby Inter-Milan
si gioca anche
nei ristoranti,
a colpi di chef

Giocatori imprenditori: i rossoneri investono in ristoranti molto di più dei cugini nerazurri. La sfida del business la vince per ora la squadra di Leonardo. Il vero mattatore è Kaladze, che ha pure una società di investimenti. Non mancano i gemellaggi fuori dal campo: Maldini e Vieri sono da tempo soci di una griffatissima marca d'abbigliamento

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derby

Milano, 22 gennaio 2010- Se Inter e Milan si sfidano a San Siro due volte a campionato, c’è un derby che dura 365 giorni all’anno e si gioca rigorosamente fuori dal campo: il derby delle attività extrasportive.
Se ci fosse un torneo dei ristoratori, il Milan vincerebbe a mani basse. Sono numerosi i rossoneri che hanno investito in questo settore.

 

Il pioniere è stato Billy Costacurta con l’«Ibiza» di corso Garibaldi e il suo esempio ha fatto proseliti. Uno dei luoghi cult di Milano è il «Giannino», in via Vittor Pisani. Non è raro trovarvi dirigenti calcistici che, tra una portata e l’altra, pianificano qualche affare di mercato. Da qualche anno, il Giannino è di Kakha Kaladze, che l’ha rilevato con alcuni soci. Il georgiano è un imprenditore a 360 gradi: possiede anche un albergo a Kiev, uno sul Mar Nero e ha fondato la «Kalacapital», holding finanziaria il cui scopo è quello di facilitare investimenti stranieri in Georgia. Tornando in Lombardia, Massimo Ambrosini è il padrone di casa all’«Amour» di via Solferino. Clarence Seedorf, invece, è l’anfitrione del «Finger’s», in via Emiliani: qui a volte il presidente Berlusconi cena insieme a tutta la squadra. Anche Mauro Tassotti, vice di Leonardo, si è dato alla ristorazione. Insieme a un’altra bandiera milanista, Roberto Donadoni, possiede a Castello Brianza il ristorante «Dac a trà» (espressione dialettale che significa «dagli retta»). Appena si entra, non si può fare a meno di notare due simboli: un pallone autografato da tutti i calciatori della squadra di Arrigo Sacchi e una scultura che rappresenta tutti i trofei vinti da quel Milan.

 

Nel campo della ristorazione l’Inter è in inferiorità numerica, ma anche i nerazzurri hanno la loro tana: è «El Gaucho», in zona Navigli, che fra i proprietari annovera Javier Zanetti. Il menu è rigorosamente argentino, come la provenienza della carne. Il Gaucho è il punto di riferimento dei giocatori nerazzurri sia nelle occasioni ufficiali (come la cena che battezza l’inizio della stagione) sia in quelle private, per esempio i compleanni. Anche il presidente Moratti è stato visto in diverse occasioni e alcuni anni fa l’ospite d’onore fu Diego Maradona.

 

Se si parla di affari, poi, le rivalità sul terreno di gioco si tramutano spesso in joint venture. E’ il caso di Paolo Maldini e Christian Vieri, che hanno ideato qualche anno fa il marchio di abbigliamento «Sweet Years»: ai tempi, il primo era capitano del Milan, il secondo era il bomber nerazzurro per eccellenza. Che, dopo ogni gol, si toglieva la maglia per mostrare quella con il logo della «griffe del cuore». Tuttavia, in generale, sembra proprio che gli interisti ci sappiano fare molto meno dei cugini. Almeno in ambito commerciale...

di Alberto Giorni










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