Maflow, a rischio 350 lavoratori
Fiom a difesa avanza richieste

A rischio chiusura il sito nel milanese. Per venerdì prossimo sono in programma proteste davanti al consolato tedesco di Milano in attesa della gara di acquisizione prevista per fine anno

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Milano, 19 novembre - 350 lavoratori del gruppo Maflow di Trezzano sul Naviglio (Milano) sono a rischio “dismissione”. La Fiom del capoluogo lombardo, dando questa notizia, annuncia che venerdì prossimo ci sarà  un presidio delle maestranze davanti alla sede del Consolato tedesco in via Solferino a Milano.

 

La Maflow è leader in Europa nella produzione di componenti per gli impianti di condizionamento delle principali case automobilistiche. Già di proprietà del fondo Ilp Italian lifestyle (Hirsch & co.), il gruppo ha tre siti principali: aTrezzano sul Naviglio, Ascoli Piceno e in Polonia. Lo stabilimento milanese lavora su commesse che per l`80% arrivano dalla tedesca Bmw.

 

Il sindacato milanese dei metalmeccanici spiega che “nonostante la crisi del settore dell`auto, per il 2009 ci sono ancora ordini per 300 milioni, ma i debiti accumulati presso le banche (in particolare Intesa Sanpaolo e Banca Popolare) portano il fondo proprietario a decidere di mettere in liquidazione l`azienda che, il 30 luglio scorso, entra in amministrazione straordinaria”.

 

La Fiom precisa che “a detta dei commissari ci sarebbero  quattro soggetti interessati all`acquisizione del gruppo, ma la presenza in Polonia di un grande stabilimento simile a quello di Trezzano e il fatto che l`area su cui sorge è già stata alienata e che l`immobile sia stato venduto ad una società del gruppo Unicredit sono delle pesanti ipoteche sul futuro del sito milanese”. A tutto ciò si aggiunge che “BMW ha recentemente deciso di spostare in Germania le commesse, che comunque sono sempre state evase puntualmente, nonostante la cassa integrazione straordinaria”.


Entro fine anno ci sarà una gara per l'acquisizione del gruppo. In questo tempo, i lavoratori della Maflow di Trezzano hanno deciso di chiedere un incontro con il Console Generale di Germania a Milano e sollecitare un suo intervento perché Bmw torni ad essere cliente del Gruppo per cui sono impiegati.

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