Milano,18 gennaio 2016 - Nel processo con rito abbreviato e a porte chiuse con al centro l'accusa di tentato omicidio per l'aggressione con un machete ai danni del capotreno Carlo Di Napoli, avvenuta lo scorso 11 giugno alla stazione di Villapizzone, alla periferia di Milano, uno dei sei giovani sudamericani imputati ha dato la sua versione: "Il capotreno mi ha tirato  un calcetto alla gamba e io ho reagito verbalmente dicendogli che mi doveva chiedere scusa e mi dispiace per questa mia reazione". Di Napoli, assistito come parte civile dal legale Luca Ponzoni e presente anche oggi in aula, rischiò di perdere un braccio. Quel giorno, tra l'altro, venne aggredito anche un altro ferroviere che era con Di Napoli, Riccardo Magagnin, anche lui parte civile con il legale Matteo Calori. Parte civile, davanti al gup di Milano Alfonsa Ferraro, anche Trenord con l'avvocato Massimo Pellicciotta. 

Oggi tre dei sei imputati, Jackson Lopez Trivino, Andres Lopez Barraza e Alexis Ernesto Garcia Rojas, si sono fatti interrogare e, in sostanza, tutti hanno spiegato che quel giorno erano ubriachi e hanno detto di non ricordarsi bene cosa sia successo. Tutti, poi, hanno negato comunque di aver partecipato all'aggressione con il machete. A sferrare il colpo contro il capotreno, secondo l'accusa, è stato Josè Ernesto Rosa Martinez, salvadoregno, il quale, sempre secondo le indagini, faceva parte così come gli altri della gang di 'latinos' MS13. Uno degli imputati, poi, Garcia Rojas, rappresentato dal legale Robert Ranieli, si è detto dispiaciuto per aver reagito a parole dopo che, a suo dire, Di Napoli gli avrebbe dato "un calcetto". Ha raccontato anche di essere rimasto a guardare sulla banchina quello che accadeva, ma di non aver aggredito fisicamente i ferrovieri. Un altro imputato, Henry Alexander Cortez Gonzales, ha rilasciato dichiarazioni spontanee dello stesso tenore degli altri imputati, stando a quanto riferito.

Il pm di Milano Lucia Minutella ha terminato la requisitoria e ha chiesto sei condanne a pene comprese tra gli 8 anni e i 14 anni di carcere. La pena più alta, 14 anni, è stata chiesta per il giovane salvadoregno Josè Ernesto Rosa Martinez, colui che sferrò il colpo di machete.Poi, è stato il turno dei legali delle parti civili e la prossima udienza è stata già fissata per il 29 gennaio.