I prestiti erogati per l’acquisto di case sono scesi del 10,2%. Si comprano meno case, soprattutto al Nord, e cala il costo: in testa Bologna con -7,3%, seguita da Milano con -6,1%, Venezia -5,4%, Firenze -5,3%
Roma, 20 agosto 2009 - Brusco calo per i mutui concessi dalle banche alle famiglie per l’acquisto della casa. Nel 2008 i mutui erogati per l’acquisto di abitazioni scendono del 10,2% a quota 56.388 milioni di euro. E’ quanto emerge dal Rapporto Nomisma 2009 sul mercato immobiliare. Già a fine 2007 le erogazioni “avevano interrotto il loro trend di crescita nonostante il mercato fosse ancora ‘vivace’ dal punto di vista dei valori e delle transazioni mentre cambiava il clima di fiducia delle famiglie e iniziavano a volgere al negativo le aspettative degli operatori del settore”. Il monte mutui erogati per l’acquisto di immobili nel corso del 2008 risulta complessivamente di 89.557 milioni di euro, l’8,5% in meno rispetto all’erogato nel 2007.
E ovviamente si comprano meno case in tutta Italia, ma l’effetto della crisi si fa sentire di più al Nord: nei primi tre mesi dell’anno nelle regioni del Nord si è registrato un calo del 20,8% delle compravendite contro il 16,9% del Centro e il 16% del Sud. Scendono anche i prezzi e il crollo interessa tutta la Penisola: in testa Bologna con -7,3%, seguita da Milano con -6,1%, Venezia -5,4%, Firenze -5,3%, Torino -3,4%, calo più contenuto a Palermo (-0,4%) e Roma (-0,6%). Tengono soltanto Cagliari (+3,4%) e Bari (+1,1).
Per quanto riguarda la compravendita complessivamente fra gennaio e marzo 2009 si sono vendute 135.872 abitazioni con una diminuzione del 18,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Nell’intero 2008 si sono avute 686.587 transazioni con un calo del 15,1%. Al Nord a risentire di più della crisi sono i comuni non capoluogo, cioè le piazze immobiliari di minore spessore e meno liquide che riducono i contratti quasi del 20% (-19,8%) rispetto alle grandi aree urbane, in calo del 15,8%.
Anche al Centro l’andamento peggiore è stato nei piccoli centri non capoluogo con un calo del 19,4%, rispetto al -13,2% delle citta capoluogo. La differenza si sente meno al Sud dove la diminuzione nei centri non capoluogo è stata del 16,2% rispetto al -15,3% dei capoluoghi.
Si tratta, spiega Nomisma, di cali generalizzati di una tale intensità da farci tornare indietro di 16 anni, addirittura al 1993 cioè all’inizio dell’ultima fase negativa di mercato. Sul fronte dei prezzi, invece, “un dato così negativo non si è mai rilevato sino ad ora, con ben 12 città sulle 13 considerate in cui è sparito il giudizio di incremento dei prezzi”. Nei primi sei mesi del 2009 si è avuta, infatti, una flessione dei prezzi del 3,5% (-4,4% in termini reali) portando a due i semestri consecutivi in rosso. “Tutti i mercati sono stati contagiati dall’arretramento dei valori - sottolinea Nomisma - soltanto le piazze meridionali parrebbero stare reagendo meglio alla spinta riflessiva”.
Alla compressione dei prezzi contribuiscono inoltre anche gli sconti applicati oramai abitualmente all’atto della compravendita e che raggiungono ora quota 13% nella media (si va però dal 9,8% di Padova al 16% di Bari) e con variabilità significativa anche fra le zone di pregio (11,9%) e quelle periferiche (14,3% in media, ovvero circa il 20% in più rispetto alle localizzazioni più prestigiose).
Sono obbligazione emesse dalle sole banche quotate e sottoscritte dal Tesoro per sostenere la capitalizzazione degli istituti di credito