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ORE DI TENSIONE

Innse, blitz della polizia all'alba
Vertice dal prefetto per salvarla

L'inizio dello sgombero dell'azienda, ha creato tensione e delusione in un centinaio di lavoratori, che per protesta, hanno deciso di bloccare la Tangenziale. Nel pomeriggio una telefonata ha calmato la tensione: oggi l'incontro in Regione

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Milano, 3 agosto 2009 - I primi ad accorgersi di quello che sarebbe accaduto sono stati i due operai della Innse che stavano smontando dal turno di presidio, alle 6.15 del mattino. La polizia e gli addetti allo smontaggio al seguito, non lasciavano spazio a equivoci. Lo sgombero della Insse di lì a poco sarebbe iniziato.

"Avevano promesso che nulla sarebbe accaduto - dice Angela Niso - una delle persone che insieme ai dipendenti si alterna dal maggio 2008 in tre turni di otto ore al giorno - per questo siamo rimasti tutti a bocca aperta".

Così, alle prime ore della prima domenica d’agosto, ieri è scattato lo sgombero dei macchinari, nell’azienda di via Rubattino la cui produzione era ferma dal 17 settembre, ma che veniva presidiata 24 ore su 24 dai dipendenti in mobilità e dalle loro famiglie.

All’arrivo delle forze del’ordine, la sorpresa ha presto lasciato il posto alla reazione dei presenti, un centinaio circa. Delusi, con la percezione di essere stati traditi negli accordi e di veder sfumare le ultime speranze, in un gesto disperato a mezzogiorno hanno tentato anche di bloccare la tangenziale Est, nei due sensi di marcia.

Ma l’arteria è stata liberata nel giro di un quarto d’ora, pur con momenti di tensione e di protesta intervallati ad altri di calma. Una trattativa che è andata avanti fino alle 18.20, quando, sull’orlo dello sconforto più totale, una telefonata ha squarciato le nuvole e ha riportato un po’ di sereno. Ma vediamo la cronaca degli eventi.

Alla Innse, icona dei problemi del lavoro in città, sono arrivati fin dalle prime ore del mattino alcuni sindacalisti della Fiom, qualche politico e alcuni giovani dei centri sociali, per dare man forte agli operai. Da quel momento è iniziato un lungo braccio di ferro. Da un lato, i dipendenti, che chiedevano il rispetto degli accordi presi con Regione e Provincia, sul mantenimento dei macchinari produttivi in azienda. Dall’altro le forze dell’ordine, che eseguivano un provvedimento con cui la magistratura aveva disposto la riconsegna dei macchinari e del sito industriale. Un nodo che solo il prefetto avrebbe potuto sciogliere.

"Chiediamo al prefetto di Milano di sospendere lo smantellamento delle macchine e la chiusura del sito», dicevano Maria Sciancati, segretaria Fiom di Milano e Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale. I due sindacalisti chiedevano anche un incontro con il governatore Formigoni «in quanto ci aveva dato il suo impegno per trovare una soluzione e ci aveva assicurato quindi che non si sarebbe proceduto con lo sgombero, anche perché c’è già un possibile acquirente dell’area e dello stabilimento".

Serviva insomma il tempo necessario per incontrare l’imprenditore che si è fatto avanti o altri eventuali acquirenti per trovare una soluzione. Alle 18.20 la telefonata del prefetto, che bloccava lo sgombero e rimandava ogni decisione a dopo l’incontro di oggi con la Regione. Se l’acquirente si materializzasse, o se si profilasse all’orizzonte qualche alternativa concreta, è indubbio che avrebbero tutti da guadagnarci. Operai in presidio, anzitutto, sindacalisti, ma anche l’immagine dei politici.

di Enrico Fovanna e Marco Ruggiero










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