Allo studio un miglior coordinamento della polizia provinciale con le forze dell'ordine e un kit anti-aggressione per chi ne farà richiesta. "L'onore delle armi a Penati? Sì, ma non lo vorrrei nel Pdl: mi ha ricoperto di epiteti irripetibili..."
Milano, 24 giugno 2009 -«SE AVESSI PERSO la presidenza della Provincia dopo il 48,82% ottenuto il 6-7 giugno (38,79% per Filippo Penati, ndr), starei zitto. Perché? Beh, la mia riflessione verrebbe interpretata come una forma di excusatio non petita. Ma, visto che ho vinto e sono qui per ringraziare gli elettori, posso dirlo: il sistema delle Amministrative va cambiato. Il ballottaggio, infatti, espone i cittadini al rischio che risultino eletti rappresentanti di una minoranza». Guido Podestà, da lunedì sera nuovo inquilino di Palazzo Isimbardi (la proclamazione da parte della Corte d’appello dovrebbe concretizzarsi venerdì prossimo), ieri ha spiegato con la disaffezione degli aventi diritto per il secondo turno l’incollatura (50,21% contro 49,78%. Il soffio, cioè, di 4.626 voti) che l’ha diviso sul palo dall’esponente del centro sinistra Filippo Penati.
Presidente, possibile che il testa-a-testa al cardiopalmo scaturito dallo scrutinio sia ascrivibile solo al crollo (dal 68,96% al 44,99%) dell’affluenza registrato in città e nel Milanese tra il primo e secondo turno?
«È così. Molti cittadini ritengono di aver esercitato il proprio diritto recandosi alle urne per il primo turno. Altri credono che il ballottaggio non riparta da 0-0 ma dal risultato ante ballottaggio. Persino alcuni miei conoscenti mi hanno confidato: “Scusami, non voglio rinunciare al week-end al mare. Ma tanto conduci 10-0 e non hai bisogno del mio voto”. Noi, che abbiamo appena evitato uno scippo del centrosinistra, avvertiamo l’esigenza di una riforma della legge elettorale».
Cosa proporrebbe?
«Per esempio, che non si dia luogo al ballottaggio se uno dei candidati presidenti o sindaci raggiunge il 40 o il 45% al primo turno. Qualcosa, però, è necessario fare».
Tuttavia diversi giornali indicano in una rimonta di Penati la ragione della sua vittoria sul filo di lana. Strumentalizzazioni?
«No, letture preconcette. I dati testimoniano che il cartello Pd-Idv-Verdi-Sl-lista civica, tra la chiamata alle urne del 6-7 giugno e quella del 21-22, ha smarrito per strada 90 mila voti».
E la sua coalizione?
«Quasi 250 mila ma a causa dell’affluenza bassa e non perché al ballottaggio qualcuno dei nostri elettori ha deciso di votare Penati».
Ha notato che a Milano il suo avversario ha totalizzato 50,20% contro il suo 49,80% (1.800 voti di vantaggio)?
«Sì. Ma escludo che questo dato dipenda, come pure ha sostenuto l’amico della Lega, Matteo Salvini, dal disagio provato dai milanesi di fronte a ben determinati provvedimenti adottati da Letizia Moratti. L’Ecopass? Si tratta di una sperimentazione. Quando avremo disponibili indagini di medio periodo sugli effetti di questa misura le prenderemo in considerazione anche in vista di qualche aggiustamento».
Renderebbe l’onore delle armi a Penati come hanno fatto Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini?
«È stata una battaglia. E, quindi, sì. Però non lo vorrei nel Pdl. Mi ha ricoperto di epiteti irripetibili e ha messo in circolazione menzogne. Rimanga, quindi, nel Pd ad argomentare, come Dario Franceschini, che ha vinto lui nonostante la sconfitta patita a opera di quello “sfigato” di Podestà».
Nei suoi primi 100 giorni che progetti svilupperà?
«La priorità rimarrà la sicurezza con il coordinamento della polizia provinciale con le Forze dell’ordine e la dotazione per i cittadini che ne faranno richiesta di un kit anti-aggressione. Esiste, però, una priorità tra le priorità».
Quale?
«La revisione dei conti lasciati da Penati da affidare a competenze esterne all’ente. C’è pericolo di non rispettare il patto di stabilità. L’acquisto per 240 milioni di euro del 15% di Serravalle, operazione strana perché la Provincia già controllava la spa attraverso un patto di sindacato col Comune, suppongo comporterà sacrifici».
A proposito delle partecipate... Ritiene che il membro del cda di Expo Spa, Enrico Corali, debba dimettersi?
«Sì, come i consiglieri di Serravalle e di Asam. Quando viene a mancare il rapporto fiduciario, ci si dovrebbe fare da parte».
di CORRADO DRAGOTT
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