Milano, i due bambini, maschietti di dieci e sei anni, sono stati prelevati a scuola dagli agenti e affidati al padre. "Nessun aiuto da giudici e governo"
MILANO, 11 maggio 2009 - «E’ UN RAPIMENTO di Stato. Io non sono fuggita in Tanzania con i miei figli, sono venuta in Italia, da italiana, per avere giustizia. Ma il cittadino italiano in Italia non è tutelato. Bisognava far rientrare i bambini in Germania per evitare l’incidente diplomatico... E il procuratore del tribunale per i minori di Milano ha eseguito alla lettera gli ordini dei tedeschi. Mi hanno sottratto i miei figli con l’inganno, andandoli a prelevare a scuola. E dopo avermi fatto credere che c’era una mediazione col padre. La mediazione c’era, messa per iscritto. Ma era una trappola».
Marinella Colombo, 47 anni, laureata in lingue, separata dal 2006 dal marito tedesco. I figli, Leonardo e Nicolò, dieci e sei anni. A fine dicembre 2007 rientra in Italia, dice, per la chiusura della sede di Monaco e il passaggio a Milano del centro di sourcing in cui lavora. Porta con sé i figli, che vivono con lei, ma che le autorità tedesche non autorizzano a far espatriare. Inizia un calvario da codice penale, richiesta di arresto internazionale per sottrazione di minore, persino, che finisce venerdì, con un altro tipo di sottrazione di minori.
«E’ un rapimento di Stato. Sono arrivata a scuola alle quattro e non li ho trovati più: ho saputo, ore ed ore dopo, che agenti del tribunale dei minori li avevano prelevati per riportarli in Germania, dal padre, di cui peraltro le autorità tedesche avevano decretato a suo tempo l’incapacità di occuparsene. Ho saputo che mio figlio, il più grande, si attaccava disperato alle gonne della maestra, dicendo “Non voglio tornare in Germania”».
Lei dice, la Germania ha fatto la voce grossa e l’Italia si è piegata... Ma non si è messa lei dalla parte del torto, portando via i bambini senza autorizzazione?
«No, l’autorizzazione non l’avrei mai avuta, i bambini dovevano restare in Germania, le autorità pretendevano che io rimanessi là ad occuparmene. Ma come potevo, s io mantenerli e il lavoro mi veniva offerto solo a Milano?».
Lei dice, nella faccenda pesa lo Jugendamt, voluto nel ‘39 dal fondatore delle Ss Heinrich Himmler e mai abrogato, che di fatto sostituisce la capacità genitoriale. Che dice, scusi la semplificazione, che i figli non sono dei genitori ma dello Stato..
«Già, questa non è una questione di figli contesi è una questione politica. Lo Jugendamt non tutela la ragione rispetto al torto di un genitore o l’interesse del minore, tutela solo il genitore tedesco, che sia madre o padre cui deve andare inevitabilmente tutta la genitorialità per garantireparlamentare sul mio caso...».
Lei ha parlato di una mediazione col padre, bypassata?
«Fine marzo, firmata in aprile tra gli avvocati e davanti al vicequestore Angelo De Simone. Per il bene dei bambini si diceva: stavano in Italia e potevano avere contatti col padre che avrebbe potuto venire a tovarli. Così ho tenuto fede, li ho rimandati a scuola, da dove li avevo tolti a dicembre quando era stato emesso un ordine di cattura a mio carico per sottrazione di minore dalle autorità tedesche, e temevo che me li portassero via».
Ha saputo qualcosa dei suoi figli?
«Più nulla. E so già cosa accadrà. Anche se il padre è definito inadatto, i figli vengono riaffidati a lui. Poi si dirà che i bimbi devono riprendersi dallo choc e mi verrà impedito di sentirli. E’ così per tutti, il sistema, atroce, è clonato».
Cosa si rimprovera?
«Il mio unico errore, sono stata troppo corretta. Ho portato i miei figli in Italia, hanno doppia cittadinanza, parlano perfettamente l’italiano. Quando erano in Germania dal padre, funzionari statali intervenivano perfino se i bambini non avevano voglia di andare in montagna a sciare. Li chiamava il mio ex marito, e gli uomini dello Jugendamat ricattavano i miei piccoli dicendo loro che avrebbero multato la mamma».
DI MARINELLA ROSSI
Oltre 50 capitali, in più di 70 Paesi del mondo hanno aderito all'iniziativa "Città per la Vita - Città contro la Pena di Morte" promossa dalla Comunità di Sant'Egidio. Tra i monumenti illuminati il colosseo a Roma, la Plaza de Santa Ana di Madrid, l'Obelisco centrale di Buenos Aires, il Palazzo della Moneda a Santiago