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A RHO

Bruciarono il crocefisso in classe
Denunciati i 7 vandali minorenni

Sono stati denunciati i sette studenti, tutti minorenni, diventati famosi per aver dato fuoco al crocefisso in un istituto tecnico di Rho e aver poi pubblicato il video della "bravata" su "Youtube". E' definito "desolante", dagli investigatori, il quadro psicologico dei giovani, incapaci di rendersi conto della gravità dell'episodio

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Crocifisso in fiamme (you tube) Milano, 23 aprile 2009  - Gli studenti responsabili di aver dato fuoco al crocefisso in un istituto tecnico di Rho e di aver poi pubblicato il video su "Youtube" sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Milano dai carabinieri della cittadina brianzola.

 

Sono sette, tutti minorenni con un età compresa tra i 16 e i 17 anni. L'episodio, balzato agli onori della cronaca, risale al 25 febbraio scorso, quando i ragazzi pubblicarono sul celebre sito le immagini dell'atto vandalico.

 

Successivamente, le indagini hanno stabilito che il video, in realtà, risaliva a un anno prima, al 29 febbraio del 2008.

 

Nella pausa per la ricreazione, alcuni ragazzi di una seconda superiore dell'istituto "Cannizzaro" di Rho, approfittando dell'assenza momentanea dell'insegnate, staccarono il crocefisso dal muro e vi spruzzarono del liquido infiammabile con un vaporizzatore liquido, probabilmente un profumo, creando l'effetto fiammata e riprendendo tutto con i cellulari.

 

Il crocefisso, in realtà, non era stato danneggiato. L'insegnante, infatti, al suo rientro, lo aveva regolarmente trovato appeso al muro.

 

Le denunce dei carabinieri per vilipendio della Religione di Stato e danneggiamento (furono rotte alcune sedie) sono state comunque anticipate dal preside della scuola attraverso la sospensione dei minorenni, tutti italiani.

 

Il quadro psicologico dei giovani che è emerso negli interrogatori è stato definito “desolante” dagli investigatori: “Ragazzi incapaci di percepire il disvalore delle loro condotte, convinti di aver fatto soltanto una ‘bravata’ di cui vantarsi”, spiegano le forze dell'ordine.

 

Una sottovalutazione resa peggiore dalla reazione dei loro genitori “anch'essi pronti a sdrammatizzare e giustificare”.










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