"Il tempo delle ninfee", mostra che sarà aperta a Milano, al Palazzo Reale, dal 30 aprile al 27 settembre. Promossa dal Comune di Milano, sarà realizzata grazie al più grande prestito mai concesso all’estero dal Museo Marmottan Monet.
Milano, 31 marzo 2009 - Raccontare il percorso creativo di Claude Monet, considerato uno degli esponenti più significativi dell’impressionismo, attraverso le 20 grandi tele che il pittore ha dedicato allo studio del suo giardino di Giverny nell’ultima stagione della sua vita e della sua ricerca artistica.
È "Il tempo delle ninfee", che sarà aperta a Milano, al Palazzo Reale, dal 30 aprile al 27 settembre. La mostra, promossa dal Comune di Milano, sarà realizzata grazie al più grande prestito mai concesso all’estero dal Museo Marmottan Monet.
La parte principale del percorso espositivo è costituito, infatti, da 20 capolavori di Monet, mai usciti in questa quantità e qualità dal Museo Marmottan: venti grandi tele che Monet ha dipinto tra il 1887 e il 1923 e che restituiscono il percorso che lo ha portato a cercare di trasferire, dal suo giardino alla sua arte, i salici piangenti, le ninfee, i ponti giapponesi, i fiori di ciliegio e gli iris che lo popolano.
Realizzate nei primi due decenni del secolo, mentre si affermavano il Cubismo e le avanguardie, le ninfee di Monet sono l’atto potente di un genio artistico che va oltre il proprio tempo e che dalla lontana invenzione della pittura ‘en plein air’ oltrepassa tutta la cultura successiva.
Le ninfee sono il punto di arrivo di una utopia progettata e realizzata nell’ultima stagione della vita, di un’idea totalizzante di rifondazione della pittura che, partendo dai colori vivi e dai paesaggi senza orizzonte delle stampe giapponesi si pone come uno dei grandi contributi alla pittura moderna, non inferiore, come affermerà Picasso nel 1944, a quello di Cèzanne.
Smantellata questa mattina la baraccopoli sorta sotto il cavalcavia Bacula,occupata in orario notturno da circa 140 rom romeni. Al momento del blitz sono stati trovati 70 occupanti che si sono allontanati rifiutando il ricovero negli alloggi del Comune
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