La Moratti sprona gli alleati ad attivare un’azione di lobbying parlamentare mirata a "garantire più soldi a Milano che deve organizzare il grande evento"
Milano, 15 ottobre 2008 - Il martedì nero in cui Letizia Moratti s’è premurata, in mattinata, di ufficializzare a Palazzo Marino l’esistenza di un "buco" da 150 milioni di euro nei conti del Comune ha riservato anche una puntata romana. Perché, proprio nella capitale d’Italia e delle leggi speciali (l’ultima ha permesso alla Giunta Alemanno di sottrarsi al ciclone finanziario scatenato da Walter Veltroni), ieri pomeriggio il sindaco ha incontrato i maggiorenti lombardi del centrodestra.
E perché, proprio nell’ambito del summit svoltosi nell’Urbe, il primo cittadino ha esortato gli alleati ad attivare un’azione di lobbying parlamentare mirata a "garantire più soldi a Milano che deve organizzare l’Expo 2015 e che non può rinunciare né alle grandi infrastrutture né alle opere di manutenzione ordinaria come l’arredo urbano e l’illuminazione".
La Moratti, insomma, ha chiesto ai rappresentanti dei partiti di assolvere una missione quasi impossibile con la Finanziaria blindata da Giulio Tremonti per respingere gli assalti alla diligenza e con il decreto sulla governance dell’evento bloccato dallo stesso ministro dell’Economia. Senza contare che Silvio Berlusconi in persona, il 5 ottobre scorso, aveva smontato, sull’onda della boutade "Signora, sorrida: il Governo coprirà il mancato gettito da Ici del Comune", la tesi sostenuta dalla Moratti circa uno Stato debitore del Comune sul fronte dell’imposta abolita di almeno 35 milioni di euro.
Così, quando la trimurti di Forza Italia formata da Guido Podestà, Luigi Casero e Maurizio Lupi, il ministro aennino della Difesa Ignazio La Russa e i lumbard Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti hanno rimarcato la difficoltà nell’azionare le leve della Finanziaria e dei trasferimenti colma-Ici, il sindaco ha battuto i pugni sul tavolo pretendendo l’individuazione di tutte le strade alternative a quelle maestre che potessero portare fondi a Milano.
Incanalato nel giusto versante (le delegazioni dei partiti fioccavano di ministri e sottosegretari che, certo, non se la sentono di inquadrare nel mirino Tremonto con la medesima foga della Moratti), il vertice ha prodotto quantomeno un pacchetto-promesse. Nel senso che ciascuno dei convenuti s’è impegnato ad arginare il "profondo rosso" incombente su Palazzo Marino con iniziative di sua competenza e portata. Come, per esempio, l’inserimento nel decreto per l’Expo di una sorta di legge speciale per le spese ordinarie che dovrebbe consentire al Comune di migliorare l’arredo urbano e l’illuminazione.
La Russa ha, poi, ipotizzato la dismissione di una caserma dalla quale l’Amministrazione potrebbe ricavare il 20% dell’incasso. Giorgetti ha, dal canto suo, preso l’impegno di permettere a Palazzo Marino di incamerare una quota dei diritti di traffico aereo derivanti da Malpensa e Linate. Salvini ha, invece, invocato "la convocazione un Consiglio dei ministri a Milano dopo quelli tenutisi a Napoli". Ulteriori proposte sarebbero, inoltre, arrivate in ordine al prolungamento dei contributi Cip 6 (termovalorizzatori) per A2A, ingolfata dalle vendette trasversali tra milanesi e bresciani.
Finanza creativa per tombini e asfaltature che, però, è piaciuta al sindaco. "Sono soddisfatta - ha commentato la Moratti - per la risposta responsabile che tutti i partiti hanno dato alla mia richiesta di lavorare insieme".
di Corrado Dragotto
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