Saranno messi in vendita 300 monumenti funerari, non reclamati dalle famiglie degli estinti. I marmisti fanno la fila per comperare lotti pregiati
Milano, 14 ottobre 2008 - Pecunia non olet potrebbe rispondere, come Vespasiano, Letizia Moratti alle obiezioni, anche di natura morale, sulla vendita di 300 monumenti funerari non reclamati dalle famiglie dei cari estinti. Ma, intanto, a Chiaravalle, il primo dei cimiteri cittadini a essere interessato dalla commercializzazione di lapidi, testate e statue provenienti da inumazioni con concessione scaduta (dieci anni), già fervono i preparativi per battere all’asta i lotti entro la fine del mese. Tanto che, a stretto giro di posta rispetto al sopralluogo (oggi) dell’assessore ai Servizi civici Stefano Pillitteri al deposito in cui i "pezzi" giacciono dopo lo smantellamento delle tombe contenenti i resti decomposti (vengono trasferiti negli ossari), i manufatti saranno stimati da alcuni esperti per fissarne il prezzo-base. Saranno, poi, i rilanci dei marmisti, che si dice risultino così attratti dall’iniziativa da pretendere un catalogo dettagliato degli oggetti messi sul mercato, a determinare l’entità dell’incasso di Palazzo Marino.
Spicciolo più spicciolo meno, comunque, il Comune si aspetta di incamerare 250.000 euro da questa sperimentazione dell’incanto di monumenti funerari. Pochi per giustificare la possibilità di commercializzare lapidi et similia introdotta, nel novembre 2007, dal nuovo regolamento di polizia mortuaria in luogo della demolizione (scene degne dei quadri di Hyeronimus Bosch) tradizionalmente praticata? Beh, nel caso la stesura del bilancio di previsione 2009 dovesse dare ragione a quanti sostengono che il profondo rosso del Comune ammonti a 100-150 milioni di euro, pure 500 milioni di vecchie lire tornerebbero comodi per garantire le sepolture degli indigenti e per realizzare nuove opere nei cimiteri. Il ricavato della vendita, d’altra parte, non può, regolamento di polizia mortuaria alla mano, essere investito che così.
La verità è che, in assenza di un assessore al Bilancio (la delega continua a rimanere in mano al sindaco) e di un city-manager (il dimissionario Piero Borghini non risulta ancora avvicendato) e in presenza di un’esposizione sui derivati preoccupante nonostante (o per colpa?) delle troppe rinegoziazioni con le banche, nemmeno un genio della finanza modello Gordon Gekko di "Wall Street" potrebbe, al momento, calcolare l’esatto passivo dell’Amministrazione. E, in una tale situazione, è comprensibile che Pillitteri, titolare appassionato e capace di uno dei settori più esposti ai tagli, abbia accelerato i tempi dell’asta.
Ma, ovviamente, l’assessore non ci sta a ricondurre la lettura dell’incanto a questioni economiche. "In realtà - ha dichiarato, difatti, Pillitteri -, abbiamo deciso di vendere i monumenti funebri per due motivi. Il primo? La demolizione delle tombe somigliava troppo a una danza macabra. Il secondo? Le esequie degli indigenti diventeranno più dignitose proprio grazie al ricavato dell’asta".
di Corrado Dragotto
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