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L'ALLENATORE DELL'INTER

Fenomeno Mourinho, e Milano si appassiona

C’è addirittura chi studia il personaggio e lo paragona a Nicolas Sarkozy per la sua aggressività, per la sua voglia di replicare a muso duro alle domande scomode

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Jose Mourinho Milano, 13 ottobre 2008 - Più che di Mourinho il Fenomeno, sarebbe giusto parlare del Fenomeno Mourinho. Quello che ha contagiato l’ambiente calcistico e divertito anche chi mastica ben poco di pallone. Dai dirigenti agli ingegneri, dai giornalisti alle massaie. Tutti discutono di colui che quattro mesi fa si presentò alla stampa milanese dicendo "io non sono un pirla!". La sicurezza nel parlare italiano, addirittura sfoderando un modo di dire dialettale meneghino, ha mandato in brodo di giuggiole la categoria giornalistica. Difficile, però, confrontarsi direttamente con il portoghese, per una intervista faccia a faccia, conferenze stampa a parte: da un mese e mezzo è in coda la CNN, mica la tv rionale. C'è riuscito, venerdì sera, Canale 5: "Se la società mi chiedesse di ridurmi lo stipendio? Certo, se lo fanno tutti, ci sto anche io...".

 

Quasi tutti, però, presentano il personaggio come 'Il Mago numero 2', in ricordo del mitico Helenio Herrera. Da un punto di vista sportivo, oggi, la situazione è già un pò diversa, ma da un punto di vista squisitamente mediatico, Mourinho, lo stesso che al Chelsea londinese si era autoribattezzato 'The Special One', non può che spaccare in due l’opinione pubblica milanese e non solo, dividendo trasversalmente le tifoserie e persino i polverosi e sapienti salotti del perbenismo lombardo. C’è chi lo ama e chi lo odia. Ma certo, nessuno lo ignora.

 

C’è addirittura chi studia il personaggio Mourinho e lo paragona niente meno che a Nicolas Sarkozy per la sua aggressività, per la sua voglia di replicare a muso duro alle domande scomode, per la sua indubbia capacità di piacere non solo ai giocatori di calcio della sua squadra, ma soprattutto alle signore e alle signorine sensibili al fascino latino-lusitano, rivestito in buoni tessuti inglesi.

 

Indubbiamente 'The special one' ci sa fare. Vive in una villa sul Lago di Como che non ha nulla da invidiare a quella, poco distante, dell’attore hollywoodiano George Clooney; viaggia sulla Ferrari Scaglietti da 2,5 milioni di euro ragalatagli da paperon Abramovich; ostenta al polso sinistro l’orologio Richard Mille da 213mila euro; e ha sempre l’aria corrucciata e la battuta pronta. Difende i suoi giocatori spesso oltre ogni logica e, al contrario del tipico allenatore italiano o del personaggio che deve andare in televisione, non usa mai toni concilianti, bassi, banali o apertamente ipocriti, ma sta sempre sopra le righe, volutamente e apertamente. Insomma, non sembra aver imparato il 'low profile' tipico degli eleganti quartieri londinesi. Chi lo conosce bene, però, assicura che la sua non è arroganza, ma solo un modo di difendersi.

 

Due settimane fa dopo la sconfitta nel derby milanese, al 'Baretto' di via Senato, una signora bene lo paragonava a Vittorio Feltri per la sua ruvidezza e per la sua sincerità quando va in televisione. Milano, si dice, è una città in genere seria, anche se è stata da bere e se la Borsa in questi giorni sta andando letteralmente a rotoli. Ma è anche città che, per superare la routine e il tran-tran della caccia ai 'danè', qualche volta perde del tutto la trebisonda. Fu così nel 1992, quando le stesse signore bene andavano a sentire in tribunale le arringhe di Antonio Di Pietro, dove grammatica, sintassi e analisi logica si aggrovigliavano tanto che, un giorno dal pubblico, squillò una domanda liberatoria: "Scusi, signor pm, ma quale è il soggetto della frase?". Dovette intervenire il giudice per sedare "tumulti e contumelie" contro l’interpellante malcapitato in quell’aula di Palazzo di giustizia.

 

Forse mourinho l’analisi logica la conosce meglio di Di Pietro e sembra destreggiarsi meglio anche con la sintassi. Ma pare che abbia sempre voglia di inserirsi in qualche scontro. Per questo, altre signore bene, forse stregate dal fascino di 'The special one', lo paragonano a Vittorio Sgarbi, l’ideatore e creatore in fondo della "bella rissa televisiva". Sgarbi è sopra le righe, ma è anche intelligente, provocatore e battutista di grande tempismo. A questo punto, con simili paragoni, il problema è che ormai, a Milano si sta quasi studiando la "fenomenologia di Mourinho", sperando che non diventi un cult.

 

E intanto l’allenatore dell’Inter insiste con dichiarazioni al vetriolo (spesso provocatorie, così come succedeva in Inghilterra), apparizioni e sparizioni televisive che fanno sempre discutere. Se si scende dai "salotti di tafetas" al clima del "bar sport" il dibattito divampa in modo piuttosto antipatico e assume a volte toni irripetibili. Necessitano dunque spiegazioni. La prima: "E’ una strategia ben studiata per far parlare di sé e quindi della sua squadra". La seconda: "E’ la tattica di un timido che diventa aggressivo e, oltre a tutto, non conosce bene l’Italia". La terza: "E’ solo un personaggio sincero e che dice cose scomode. Quello che gli italiani detestano". La quarta, riassumendo anche alcune sottoscuole: "E’ solamente un grandissimo pirla".

 

Ma il fatto che ci siano scuole di pensiero significa che i milanesi e una parte d’Italia sta, in queste giornate, sacrificando un po’ di tempo a Mourinho. Lui si è già attirato diverse antipatie, storpiando e giocando con il nome di alcuni colleghi (Wenger, Ferguson e Rijkaard gli altri suoi nemkici) in modo irrispettoso più che goliardico. Poi ha fatto diventare le sue conferenze stampa un sorta di appuntamento da non perdere. Insomma, in tutti i casi, il personaggio intriga e fa parlare di sé. Difficile confinarlo nell’ambito calcistico.

di Giulio Mola










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