"Fiabe di Seta" è al Museo di Storia Contemporanea di via Sant’Andrea, ripercorre la storia favolosa dei mitici “carrè” della maison parigina, dal primo foulard realizzato nel 1937 ad oggi
Milano, 11 ottobre 2008 - DIANA Vreeland, la potente papessa di Vogue America che tanto ha graffiato ed esaltato la moda internazionale, consigliava sempre alle sue lettrici di non uscire mai di casa senza un foulard al collo, semplicemente annodato dal primo mattino e fino a sera.
"Mettetevelo senza nemmeno guardarvi allo specchio", ribadiva attribuendo quasi un valore cosmetico e di benessere a quel gesto. Perché forse non c’è accessorio più discreto e al tempo stesso squillante la personalità di chi lo indossa di un foulard, quel fazzoletto di seta che spesso ricorda un dono, una ricorrenza, un sorriso, una persona cara che te lo lascia come ricordo. E in tempi di lusso mordi e fuggi, di moda talvolta tendente al cheap, riscoprire e coltivare l’abitudine suggerita da Diana Vreeland può essere di aiuto per costruire uno stile personale.
Anche a questo devono aver pensato da Hermés, con l’apertura, oggi, a Milano della mostra "Fiabe di Seta", al Museo di Storia Contemporanea di via Sant’Andrea, che ripercorre la storia favolosa dei mitici “carrè” della maison parigina (ogni lato misura 90 cm), dal primo foulard realizzato nel 1937 ad oggi.
Un’avventura che sboccerà meglio nel dopoguerra quando il marchio di selleria più famoso del mondo (fondato nel1837 da Thierry Hermès sui Grands Boulevards e arrivato poi nel 1880 vicino all’Eliseo, al 24 di Faubourg Saint Honoré) incontrerà clienti come il duca e la duchessa di Windsor, Josephine Baker, Ingrid Bergman, Humphrey Bogart e Lauren Bacall, Marlene Dietrich, John e Jackie Kennedy e la principessa Grace che darà il nome alla “Kelly”, forse la borsa più famosa e ammirata del mondo.
Tutti appassionati anche dei foulard che la maison crea dopo tre anni di studi tra ricerca-disegno e stampa secondo metodi antichi: finora 950 disegni sono diventati quadri di seta e molti di essi sono esposti a Milano fino al 27 ottobre nell’unica tappa europea della mostra, allestita col tocco d’arte dell’americano Hilton McConnico con un percorso molto suggestivo. Che agli appassionati del bello permetterà di scoprire quanta cultura sta dietro a quei 65 grammi d’eleganza, quanta fantasia abbraccia quei 4 chilometri di filo impiegati per ogni capolavoro che conquista coi cavalli, le staffe, i fiori, le foglie, le coccarde, le carrozze, gli animali e il cielo stellato, gli strumenti musicali e le meraviglie del mare.
di EVA DESIDERIO
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