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OMICIDIO VOLONTARIO

Travolge anziano e lo trascina a zig-zag
Pirata a processo: "Crudeltà mentale"

Sarebbe la prima volta in Italia che un imputato viene rinviato a giudizio con un'accusa di tale gravità per un episodio legato a un incidente stradale

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toghe di avvocati Milano, 9 ottobre 2008 - Ha investito un pensionato e per fuggire ha proceduto a zig zag per far cadere in strada il 71enne aggrappato al cofano della sua macchina, uccidendolo. Oggi il pirata della strada identificato dopo alcuni mesi di indagine è stato rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Sarebbe la prima volta in Italia che un imputato viene rinviato a giudizio con un'accusa di tale gravità per un episodio legato a un incidente stradale. Il processo comincerà davanti alla prima corte d'assise il prossimo 13 gennaio.

 

L'incidente risale al 16 settembre 2007. Giovanni C. P., 71 anni, è stato investito in via Padova, all'altezza dell'incrocio con via Emo, in prossimità delle strisce pedonali, da una Mercedes classe A che procedeva a velocità sostenuta. Nell'impatto con la macchina, il pensionato è caduto sul cofano a cui si è aggrappato invano per sopravvivere. Chi era al volante, però, "incurante continuava la marcia a velocità sostenuta, iniziando a compiere plurime manovre di cambiamento repentino di direzione ('a zig-zag') allo scopo di provocare la caduta al suolo del malcapitato", è la ricostruzione degli investigatori sulla base di quanto riferito da due testimoni oculari. Dopo oltre cento metri dal punto dell'investimento, il pensionato ha lasciato la presa, è caduto violentemente al suolo ed è stato schiacciato dai pneumatici della Mercedes all'altezza del torace. È morto prima dell'arrivo dei soccorsi.

 

Gli agenti del Nucleo operativo radiomobile della polizia locale sono intervenuti sul luogo dell'incidente subito dopo, alle 21.40. Alle 21.55, agenti della polizia di Stato hanno trovato una Mercedes classe A in fiamme in un'area alle spalle del campo nomadi di via Idro. Si è scoperto poi che si trattava della stessa macchina e attraverso il numero di telaio gli inquirenti sono risaliti prima alla proprietaria e poi all'attuale imputato. La Mercedes risultava intestata a una donna di 24 anni, senza patente, che inizialmente è stata incriminata per l'omicidio anche perché era stata lei stessa ad assumersene la responsabilità, dichiarando una volta arrestata: "Ho sterzato più volte per farlo cadere".

 

I vigili hanno però approfondito le indagini perché la versione della donna non li convinceva e infine la 24enne ha ritrattato: era stata costretta a dire di essere alla guida dell'auto quella sera dal suo convivente, appartenente a una famiglia rom residente al campo di via Idro. Gli esami testimoniali e i tabulati telefonici hanno contribuito a scagionarla e a dicembre per questo omicidio è stato arrestato Alessandro Braidic, 26enne che non ha mai preso la patente. In occasione dell'interrogatorio di garanzia l'uomo aveva ammesso che la sua convivente non c'entrava nulla, ma sosteneva di aver prestato la macchina a due persone che si erano recate nella zona dell'incidente.

 

Ora nei suoi confronti il pubblico ministero Grazia Pradella ha ottenuto il rinvio a giudizio. Pesantissima l'accusa che aveva già superato nei mesi scorsi il vaglio di diversi giudici in occasione dell'arresto della 24enne prima e di quello del suo convivente poi. Si tratta di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, quando nei casi di morte per incidente stradale solitamente viene contestato all'imputato il reato di omicidio colposo. L'accusa oggi è stata confermata anche dal giudice per l'udienza preliminare Elena Sechi, che ha rinviato a giudizio il 26enne davanti alla corte d'assise. Resta aperta, invece, la posizione della sua convivente, che non è ancora stata definita dal pm.










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