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IL CASO

Botte alla compagna fino a farla abortire
Arrestato peruviano, la picchiava da anni

Protagonista un clandestino e tossicodipendente che dal 2003 ha sottoposto la donna, una connazionale di 31 anni, ad abusi di ogni tipo

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a Milano, 25 settembre 2008 - Botte fino a farla abortire, violenze sessuali ripetute, anche col concorso di altre persone. E poi le ferite inflitte con un paio di forbici, al volto; le umiliazioni e le percosse. Lei che puntualmente lo denuncia e poi ritratta. Protagonista di questa storia di violenza famigliare, un peruviano pluripregiudicato, clandestino e tossicodipendente, che dal 2003 ha sottoposto la compagna, una connazionale di 31 anni, a violenze di ogni tipo.

 

Solo ieri i carabinieri della squadra mobile di Milano lo hanno arrestato. Epilogo di una lunga vicenda giudiziaria, partita nel 2005 che ha visto il clandestino farsi a mala pena tre mesi di carcere. La prima volta viene condannato per lesioni gravi ai danni della compagna nel 2005 (i fatti risalgono al 2003). Condanna con sospensione condizionale della pena, ovvero niente carcere.

 

Ma le lesioni, anche se si scoprirà solo più tardi, sono in realtà una piccola parte dei reati di cui già si è macchiato ai danni della compagna: l'ha fatta abortire, intenzionalmente, a suon di botte, percossa e violentata regolarmente. Niente carcere, la violenza non cessa. Dal 2006 al 2008 è tutto un crescendo. La donna lo denuncia e poi ritratta, "classico rapporto tra vittima e carnefice" destinato a sfociare nella "soppressione della vittima", commenta il capo della squadra mobile di Milano Francesco Messina, convinto che "abbiamo fermato un potenziale omicida". Lui minaccia anche di non farle vedere più la loro bambina, di tre anni.

 

Nel febbraio di quest'anno scatta un nuovo fermo firmato dal gip Palma: le accuse sono di violenza sessuale e sequestro di persona. Ma il peruviano esce di nuovo ai primi di agosto per "scadenza dei termini di fase", in altre parole esce perchè non viene chiesto il rinvio a giudizio. Le violenze ricominciano. Il nuovo ordine di cattura, questa volta per i reati commessi prima del 2006, ovvero l'aborto procurato e i maltrattamenti, viene emesso il 13 agosto scorso dal giudice Belsito. Lui fugge, ieri in via Cliturno, viene raggiunto dagli uomini della squadra mobile e finisce in manette. Ora si trova nel carcere di San Vittore.










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