L'organizzazione criminale era composta da dieci persone cui vengono attribuiti sei colpi. Sequestrate armi, storditori elettrici, manette, diversa refurtiva e proiettili
Milano, 8 settembre 2008 - I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Milano hanno smantellato un'articolata e pericolosa organizzazione composta da cittadini italiani e latinoamericani dedita alle rapine, a cui al momento viene attribuita la paternità di sei "colpi" compiuti quest'anno nel milanese. Dieci le persone, coinvolte a vario titolo, accusate di associazione per delinquere armata. Nel corso dell'operazione, che ha avuto diverse fasi, sono state sequestrate armi da fuoco, storditori elettrici, manette e 185 proiettili calibro 7,65, e recuperata diversa refurtiva.
Secondo quanto spiegato dai carabinieri della Seconda sezione guidata dal maggiore Alessio Carparelli, a capo del sodalizio criminale c'era il 39enne catanese Vincenzo Rannisi, con pregiudizi di polizia specifici, che fiancheggiato da altri due suoi concittadini, il 58enne Sebastiano Lombardo e il 38enne Salvatore Burgio, guidava una banda di sei cittadini latinoamericani e uno rumeno con i quali pianificava rapine in ville, a distributori di benzina e negozi.
I primi quattro rapinatori erano stati arrestati a Milano intorno alle 19 del 6 giugno scorso dopo aver compiuto una rapina alla gioelleria Alberizzi di viale Corsica 71, nel corso della quale avevano malmenato e ammanettato il titolare e rapinato gioielli, contanti e la pistola dello stesso Alberizzi. In quell'occasione i militari avevano bloccato Gonzalo Arrachea (nato in Argentina nel 1975), Silvana Marcel Avila Mendes (nata in Uruguay nel 1988), Bastian Gonzales Rojas (nato in Cile nel 1989) e Roberto Geronimo Suarez (nato in Argentina nel 1969).
Proprio partendo da quel colpo fallito, i carabinieri avevano avviato una complessa indagine che li ha portati a delineare l'organizzazione criminale nella quale i rapinatori erano inseriti e a dar vita a un serie di controlli e monitoraggio di diversi soggetti. Suarez, in particolare, viene riconosciuto come il referente dei tre catanesi.
Il 4 settembre viene portata a termine una violentissima rapina in una villetta di Verano Brianza (Milano) dove vive con la famiglia un 38enne imprenditore.
Almeno cinque soggetti, tutti latinoamericani, si introducono nell'abitazione spacciandosi per appartenenti alle forze dell'ordine, e una volta dentro malmenano la moglie del proprietario e un suo conoscente e poi li rinchiudono in una stanza insieme ai figli di otto e dieci anni. Dopo pochi minuti l'imprenditore rientra a casa con un amico e la banda dopo averli ripetutamente picchiati li immobilizzano con le manette e, dopo aver arraffato denaro, gioielli e un pc portatile fugge. Avendo capito che poteva trattarsi della banda di rapinatori sulla quale stavano indagando, i carabinieri decidono di intercettare i banditi.
Una decina di uomini interviene intorno alle 22 in via Fratelli di Dio a Sesto San Giovanni, dove nella palazzina a due piani al civico 229 sono domiciliati alcuni sospetti. I militari trovano parcheggiata nei pressi dello stabile una Fiat Stilo Station Wagon rubata, nella quale viene rinvenuta parte delle refurtiva della rapina compiuta a Verano Brianza.
Per evitare inutili rischi, gli investigatori decidono di evitare il blitz e si appostano in strada per bloccare i sospetti quando escono da casa. Così avviene, ma dopo aver fermato i primi due, il terzo esce sparando, sostenuto da altri complici che sparano dalle finestre di uno degli appartamenti dello stabile. Sparano contro i carabinieri, che rispondono al fuoco. Sono momenti drammatici e sono diversi i colpi che piovono in strada e si conficcano nelle autovetture vicino alle quali sono appostati i militari. Solo per caso non si registrano feriti. Alla fine del conflitto a fuoco vengono arrestati Juan Manuel Iriarte Hernandez 19enne cileno, il suo connazionale 20enne Ramon Edison Villaroel Yanez e il 20enne rumeno Grigore Gherasim. Durante la sparatoria alcuni complici riescono a fuggire passando dal cortile sul retro e sono ora attivamente ricercati.
Ai carabinieri non resta che chiudere il cerchio, eseguendo nella mattinata di venerdì 5 settembre scorso le ordinanze disposte dal pm D'Amico nei confronti dei presunti capi dell'organizzazione. Rannisi viene fermato nella sua abitazione di Cologno Monzese, gli altri due mentre camminano per Milano. Oltre alla rapina alla gioielleria e a quella in villa, ai rapinatori, vengono a vario titolo, attribuiti i colpi a due distributori di benzina (il 31 marzo e il 5 maggio scorsi), al titolare ecuadoregno di un call-center (29 maggio), gambizzato a colpi di pistola per aver abbozzato un tentativo di reazione, il furto in una azienda di cosmetici (31 maggio) per 7mila euro e la rapina alla Banca Agricola di Mantova a Segrate (Milano, 20 giugno) per 38.391 euro. Ma gli investigatori dell'Arma ritengono che la banda possa aver compiuto altre rapine nei mesi precedenti. Le indagini proseguono.
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