Dall’inizio dell'anno su 92 richieste avanzate da coppie di egiziani e romene, in 56 casi la cerimonia è stata bloccata perché era un mezzo per ottenere il permesso di soggiorno
Milano, 5 settembre 2008 - La scena è quasi sempre la stessa. Palazzo Dugnani, sede comunale per i matrimoni civili. Un egiziano e una romena pronti a sposarsi. I testimoni? Sempre gli stessi. Gli interpreti linguistici, idem. Le fedi nuziali? Riciclate per tutta una serie di cerimonie. Nel mezzo un consigliere comunale che nota qualcosa di strano. Gli sposi non sembrano nemmeno conoscersi. L’emozione del "giorno più bello della vita" è solo un vuoto slogan in queste occasioni. E così il consigliere comunale — è capitato a quelli di centrodestra così come a quelli di centrosinistra — chiama i vigili urbani per accertare che i documenti d’identità, il nulla osta dei consolati e i permessi di soggiorno in Italia (solo nel caso degli egiziani, i romeni sono comunitari) degli sposi siano in regola.
Spesso e volentieri non è così: dall’inizio del 2008 ad oggi, infatti, su 92 richieste avanzate da coppie di egiziani e romene, solo in 36 casi i matrimoni si sono effettivamente celebrati. Insomma, in 56 casi le nozze sono state bloccate perché finte, simulate ad arte per far ottenere ai quasi mariti egiziani i permessi di soggiorno in Italia. Un racket messo in piedi dai romeni. Le prove? Quasi tutte le spose, i testimoni e gli interpreti arrivavano dal campo nomadi di Castelleone, in provincia di Cremona.
I rom vendevano agli egiziani un pacchetto matrimonio completo. "E in sei casi su dieci queste finte nozze non vengono scoperte e sanano la clandestinità", spiega il vicesindaco Riccardo De Corato. Fenomeno preoccupante, che il Comune negli ultimi mesi ha tentato di contrastare con tutti i mezzi legali a propria disposizione. Pochini, per la verità. Tanto che il vicesindaco auspica che "nel pacchetto sicurezza del Governo sia presto approvato un provvedimento ad hoc, peraltro già annunciato dal ministro Maroni ma ancora in forma di bozza, al fine di rendere più complesso l’accesso da parte dei Paesi extracomunitari alle procedure per il matrimonio, sia con italiani che con cittadini europei".
In attesa di leggi più severe, l’assessore ai Servizi civici, Stefano Pillitteri, assicura che "dopo i picchi di nozze false registrate tra il giugno e il luglio scorsi (tre gli arresti per inottemperanza dell’ordine di espulsione da parte della Questura) oggi Milano non è più un matrimonificio. Siamo intervenuti per contrastare il fenomeno e così il racket ha abbandonato la nostra città e si è spostato in altri Comuni che ci hanno segnalato di aver ricevuto un boom di richieste per matrimoni tra egiziani e romene". Aver alzato la guardia, dunque, sembra pagare.
I numeri. Nel 2008 la Polizia locale è riuscita a informare l’autorità giudiziaria di 19 reati di falsità ideologica e di falsità delle dichiarazioni rese a pubblico ufficiale, da parte di cittadini prevalentemente di nazionalità egiziana. Un altro dato riguarda le carte d’identità: dal 2004 ad oggi sono stati verificate dai vigili circa 8 mila pratiche e denunciate 200 persone per false dichiarazioni o scambio d’identità. Grazie alla collaborazione con il consolato dell’Uruguay, infine, si sono individuati casi di appropriazione indebita d’identità: una trentina di prostitute uruguayane ha ottenuto la residenza a Milano sotto falsa identità. Un’ulteriore conferma che pratiche truffaldine per ottenere il permesso di soggiorno in Italia sono assai diffuse tra gli extracomunitari clandestini. Al di là dei casi delle finte nozze.
di Massimiliano Mingoia
L'atleta, fresca di medaglia d'argento alle olimpiadi di Pechino, ha saputo confermare ai Campionati Italiani dell'Idroscalo la sua classe, con una doppia vittoria nel K1 sulle distanze dei 500 e 1000 metri