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VERSO LA RIPRESA

Poche scorte, comincia la caccia al grembiule

Genitori in preallarme dopo l’invito del ministro. Centri commerciali presi d’assalto, snobbate le sartorie artigianali: "Non possiamo competere sotto il profilo del prezzo, abbiamo costi di produzione più elevati"

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grembiule a scuola Milano, 28 agosto 2008 - Tra i banchi di scuola tornano di moda i grembiuli ed è già partita la caccia al risparmio. I dirigenti scolastici di molti istituti della città stanno decidendo se accogliere l’invito del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Intanto, chi ha giocato d’anticipo ha deciso di rivolgersi alla grande distribuzione. Poche soddisfazioni, invece, per i negozi artigianali che non hanno visto aumentare la schiera dei clienti.

 

L’Ipercoop Bonola registra già un incremento delle vendite dell’8 per cento e si prevede il tutto esaurito entro i primi dieci giorni di settembre. "Molte persone - spiega il capo settore No Food del centro commerciale, Giulio Villani - sono in attesa di comunicazioni da parte dei vari istituti". In molte scuole elementari e materne, cioè, la reintroduzione del grembiule non è ancora sicura o non sono state date indicazioni precise su modelli e colori. Il boom di acquisti, quindi, sarà nei prossimi giorni. Una situazione che ha spiazzato il mercato e, soprattutto, i produttori, alle prese, negli ultimi anni, con un periodo di continuo declino.

 

"Abbiamo chiesto ai fornitori nuovi grembiuli - continua Giulio Villani - ma hanno già dato fondo alle scorte. Negli ultimi anni si è registrato un calo continuo delle vendite: non erano preparati alla novità. Prevediamo una crescita delle vendite del 12 per cento e non si andrà oltre solo perché la disponibilità è limitata. Un dato non da poco se consideriamo che, in generale, il mercato non alimentare registra un calo del giro d’affari del 15 per cento".

 

Se un gran numero di istituti darà ascolto al disegno di legge che propone di reintrodurre i grembiuli nelle scuole elementari e materne, quindi, non tutto il popolo dei risparmiatori potrà essere accontentato: "Non riusciremo a soddisfare tutte le richieste. Qualcuno dovrà adattarsi, sistemando ad esempio con qualche intervento sartoriale una taglia più grande, ma ci sarà anche chi rimarrà a mani vuote". I prezzi variano dai 12 ai 40 euro e, a fare la differenza, sono soprattutto i ricami, i colori o gli accessori, a partire dal tipo di bottoni. "Qualche bambina - continua Giulio Villani - riesce, di tanto in tanto, a vincere un capriccio ma la maggior parte delle scelte cade sui modelli più economici".

 

Si torna all’antico, quindi, con la reintroduzione dei grembiuli, tra stile classico e novità. "Per l’asilo - precisa il capo settore - vanno ancora molto il bianco o le fantasie a quadretti. Intramontabile anche il blu per i bambini delle elementari, mentre le compagne spesso osano di più, preferendo ad esempio l’arancione al tradizionale verde. Rispetto al passato, poi, il nero ormai non va più: è associato a un’idea di scuola troppo severa e bacchettona".

 

Se i centri commerciali sono preoccupati di non avere scorte, ben diversa è la situazione degli artigiani che dalla proposta del ministro non hanno ricevuto benefici. "Rispetto all’anno scorso non è cambiato niente", spiega Anna Farinotti, titolare di Grembiuli Supermarket, che si occupa in prima persona di produzione e vendita da più di trent’anni. Non si lamenta del mercato, fatto di clienti storici come il collegio San Carlo o l’istituto Leone XIII. Nessuna nuova visita, però, dopo il via libera al disegno di legge. "I prezzi - continua l’esperta - variano dai 26 ai 45 euro".

 

Costi ben diversi rispetto ai centri commerciali ma, continua, "bisogna considerare molti aspetti, a partire dalla lavorazione artigianale e passando per la qualità del tessuto e delle finiture: grembiuli così durano anche tre anni". Sulla stessa linea anche un altro artigiano, Luigi Marchetti: "I nostri sono prodotti diversi e per questo hanno dei costi differenti". Nel suo negozio di via Maddalena un grembiule costa 40 euro. "Le persone ormai badano solo al prezzo", si lamenta. Uno scontro impari, protesta, quello tra le piccole botteghe e la grande distribuzione: "Non possiamo competere sotto il profilo del prezzo. I nostri prodotti hanno costi di produzione molto più elevati".

di Alice Cercone










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