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Fiera, i residenti bocciano la variante al progetto

"Le modifiche peggiorano la situazione perché riducono il verde e aumentano le altezze degli edifici". Fioccano i ricorsi al Tar 

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Il progetto Citylife Milano, 26 agosto 2008 - Tutta sbagliata, tutta da rifare la variante al Piano integrato di intervento della Fiera Vecchia, già avviato da CityLife (Fondiaria-Sai, Genarali, Allianz e Lamaro), che la Giunta aveva approvato in seduta straordinaria il 3 giugno scorso. Almeno per i due comitati di cittadini che, addirittura in anticipo sui tempi fissati dalle norme sul coinvolgimento della popolazione nei recuperi urbanistici, hanno depositato una pioggia di osservazioni avverso il provvedimento varato dalla Squadra Moratti.

 

E il tono delle deduzioni (a Palazzo Marino adesso restano circa 60 giorni per accoglierle o respingerle), improntato com’è alla tesi di una riduzione del verde pubblico accompagnata da un aumento di altezza degli edifici rispetto al masterplan originario, porta a vaticinare nuovi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Ai quali, peraltro, potrebbe aggiungersi la chiamata in causa della magistratura amministrativa da parte degli architetti lombardi. L’Ordine regionale, già vincitore presso la Corte europea di un procedimento contro l’affidamento senza concorso pubblico a Vittorio Gregotti degli Arcimboldi, si ostina, infatti, a giudicare non corretta la procedura, anch’essa al netto di concorso pubblico, di attribuzione a Daniel Libeskind del Museo di arte contemporanea. Il sito cuturale, cioè, imposto dal sindaco che ha sostituito un Museo del design condannato, pure per azione della monopolista Triennale, a rimanere nel mondo delle idee.

 

Nemmeno la variante al Pii, sdoganata dalla Giunta dopo cinque rinvii consecutivi proprio per blindarla da eventuali ricorsi, sembra, dunque, aver messo la trasformazione al riparo dall’incombente rischio Tav. Considerati i presupposti, anzi, all’orizzonte del Comune e di CityLife, che, l’11 maggio scorso, ha completato le opere di demolizione del quartiere espositivo dismesso facendo implodere il Padiglione 20, si profila un autunno caldo. «Residenti Fiera» e «Vivi e progetta un’altra Milano» contestano d’altra parte, sia pure con accenti diversi, il recupero dal momento stesso in cui, previo versamento di 523 milioni di euro, venne assegnato a CityLife. E proprio le proteste degli abitanti in zona, unite al cambio in corsa dettato dall’inserimento nel masterplan di una fermata della «Cinque» davanti ai grattacieli firmati da Libeskind, Zaha Hadid e Harata Isozaki, avevano convinto l’Amministrazione a rimettere mano al progetto.

 

Come? Principalmente con una redistribuzione delle volumetrie che, negli auspici dell’assessore allo Sviluppo del territorio Carlo Masseroli, avrebbe dovuto regalare più verde pubblico ai residenti al confronto con la superficie a parco prevista nel masterplan di base. Ma, stando ai comitati di cittadini, i conti continuano a non tornare nonostante la permuta di terreni che ha permesso a Palazzo Marino di immettere 60.000 metri quadri ex Fondazione Fiera nell’area oggetto di intervento. E sebbene, per effetto della variante, risultino tagliati 50.000 metri quadri destinati a parcheggi. "C’è meno verde di prima e sempre di carattere condominiale - insorge Michele Sacerdoti di 'Vivi e progetta un’altra Milano"'-. È spuntato, invece, un grattacielo di 30 piani griffato Pier Paolo Maggiora".

di Corrado Dragotto










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