Il capolavoro di Leonardo è un must per chi visita la città, ma la lista d’attesa è di almeno 2 mesi. Un'alternativa dispendiosa è qualla del 'Gran tour'
Milano, 21 agosto 2008 - Una calamita per turisti. Il capolavoro Leonardesco è un must per chi visita Milano. L’Ultima Cena, infatti, si colloca ufficialmente in testa all’elenco delle priorità stilate da chi mette per la prima volta piede in città. Peccato che i più dovranno accontentarsi di una cartolina, tutt’al più di un souvenir. Magro contentino se paragonato alla delusione di ripartire a mani vuoti. Senza prenotazione non si entra. "Siamo in Italia - penserà qualcuno - un modo lo trovo in fondo siamo solo in due". E invece no. L’imperativo è categorico. Niente scappatoie. Stratagemmi e furbizie sono bandite. Per le suppliche vale lo stesso, anche perché servono a poco. L’unica cosa davvero utile è la 'pre-reservation' e, quindi, la prenotazione. Senza quella l’attesa è lunga: dalle due alle tre settimane per chi usufruisce del centralino (02.89421146), un paio di mesi tramite internet.
Alternative? Una, piuttosto dispendiosa e poco conosciuta. L’offerta, che prevede un giro in pullman della città, si chiama 'Gran tour' e consente di visitare i monumenti più rappresentativi della città, compresa l’Ultima Cena. Ma prima tocca al Duomo, con annesso museo, al Castello con annesso museo, alla Scala. E ancora all’Arco della Pace, all’Arena e al cimitero monumentale. Il costo? 55 euro persona. Pensare che il biglietto del Cenacolo ne costa appena 6,50.
Meglio l’interminabile coda della Cappella Sistina o il rigido sistema delle prenotazioni? Sta di fatto che per la maggior parte dei turisti il Cenacolo resta un sogno da rimandare al prossimo viaggio. Eppure Santa Maria delle Grazie non trova pace. Perfino lunedì, quando il dipinto Vinciano si nasconde dagli occhi bramosi del pubblico, la piazza dove sorge la chiesa riesce ad essere affollata. Un andirivieni continuo di persone che scrutano, che scattano foto ricordo, accontentandosi solo di immaginare il capolavoro di Leonardo.
Il primo gruppo entra presto. Alle 8.15 del mattino. Venticinque persone alla volta è il massimo consentito. Un gruppo di ragazze tedesche si avvicina alla chiesa. Dopo qualche foto Teresa, tedesca 21 anni, entra per comprare il biglietto. Non sa che per la visita è necessaria la prenotazione. Eccola uscire di nuovo. "Sold out" bisbiglia, visibilmente delusa, alle amiche. Una guida russa di fronte alla sconforto dei tanti turisti confessa: "Colpa delle agenzie poco scrupolose. Molte, specialmente all’estero, nemmeno sanno che serve la prenotazione. E talvolta chi lo sa dimentica di comunicarlo al turista. Come se fosse una cosa da poco".
"Il Cenacolo? Non l’ho visto - risponde Christine, 24 anni di Londra. Ho visto solo la chiesa, un vero peccato". Ana, una ragazza portoghese di 26 anni, è una delle poche con la prenotazione. «Il merito è di un’amica di Torino che si è occupata di organizzarmi il viaggio. Senza il suo aiuto, chissà, forse sarai rimasta fuori anch’io". Silenzioso Graziano Di Segni, che vende souvenir proprio davanti a Santa Maria delle Grazie, fa spallucce: "Tutti giorni si ripete la stessa storia. Musi lunghi e facce scure sono la regola. C’è chi, dopo averle tentate tutte, li chiede perfino a me i biglietti". Eccone un altro che esce deluso. È italiano. Poi un filo di ironia gli illumina il volto: "In fondo Peter Greenaway non è male".
di Sabrina Perez
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