I sindacati commentano l'invio dell'esercito affermando: "Piuttosto rafforzino le nostre truppe", qualcuno ricorda che il controllo del territorio si fa "senza contagiare il panico"
Milano, 29 luglio 2008 - C’è chi la definisce una "pagliacciata", chi invece parla di "opera dei pupi". E chi invece intravede "una pericolosa deriva". L’operazione 'esercito in città' non ha raccolto consensi fra le forze dell’ordine. E mentre il ministro Maroni benediceva l’ingresso delle tute mimetiche nella cinta daziaria, in questura e nei commissariati montavano critiche, perplessità, dubbi e incertezze sul ricorso all’esercito per fronteggiare l’emergenza sicurezza.
Su un dato tutti sono d’accordo: "Almeno recuperiamo una centinaio di poliziotti da impiegare in compiti di polizia, prevenzione e controllo...". Ma per tutto il resto il fronte dei contrari è compattissimo. "Pensare alle pattuglie miste di militari e poliziotti in giro per le strade è una carnevalata" taglia corto Clemente Manzo segretario provinciale del Siulp. Va giù duro anche il collega del Sindacato autonomo Sap, Peppino Calderone che da buon siciliano esordisce ripescando l’immagine dell’"opera dei pupi". "Bisognerebbe pensare a ben altro - aggiunge - Mentre in tutta Europa si affermano le polizie civili, noi ci prepariamo all’Expo e all’arrivo di milioni e milioni di stranieri con le pattuglie di militari per le strade. E poi è solo una soluzione temporanea, cioè tampone. Facciamo ridere".
"E’ una scelta che non condividiamo per una questione di competenze, di professionalità, di esperienza. Chi parla di percezione della sicurezza dovrebbe parlare d’altro e pensare di coprire tutti i posti vuoti nella pianta organica di Milano ferma al 1990. Mancano 530 poliziotti. Abbiamo pochi mezzi e poche risorse" E ancora Calderone: "I militari? Che stiano in guerra. Hanno armi da guerra, si vestono come se dovessero assaltare una trincea. Non conoscono la città, non sanno nulla di prevenzione, di controllo del territorio...". E anche lui parla "di risorse, mezzi, e soprattutto di blocco di turn over e taglio di risorse finanziarie, di straordinari non pagati, di trasferimenti di agenti al Sud e di promesse non mantenute". Il segretario generale Gabriele Ghezzi ribadisce: "Solo per le vigilanze fisse. E basta".
Queste le voci ufficiali. Ma mugugni, proteste e perplessità attraversano i corridoi della questura e dei commissariati. Dai funzionari agli agenti. "Hanno voluto mandare l’esercito perchè credono che la gente vedendo una tuta mimetica e un fucile mitragliatore si senta automaticamente più sicura. Ma sarà vero?. E’ una domanda ricorrente ma la risposta nemmeno tanto sussurrata è una sola: "No. Anzi per molti sarà un motivo per fare lievitare l’ansia. Militarizzare la città è sempre un brutto segnale". E qualcuno fra i funzionari più accorti ricorda che il migliore servizio di prevenzione e controllo del territorio si fa "discretamente, senza clamore, senza contagiare il panico. Rassicurando la gente per strada".
Niente esercito quindi e in cambio: "Innanzitutto più uomini addestrati che conoscano cosa fare e dove farlo". E poi il problema della sicurezza, che deve essere affrontato da tutti e non solo dalla polizia. L’elenco è sterminato: "Leggi rigorose, pene certe, niente indulto o permessi a chiunque, chi delinque sta dentro e per tanto tempo. E poi c’è il capitolo che riguarda altre istituzioni. Comune e provincia, anche loro devono fare la loro parte".
di Tino Fiammetta
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