Il Tar della Lombardia accoglie il ricorso presentato dal critico d’arte all’inizio di luglio e boccia il suo licenziamento dalla Giunta
Milano, 29 luglio 2008 - Il successore di Vittorio Sgarbi all’assessorato alla Cultura è Vittorio Sgarbi. Il Tar della Lombardia ha, infatti, accolto il ricorso presentato dal critico d’arte all’inizio di luglio avverso il ritiro delle deleghe decretato da Letizia Moratti dopo il faccia-a-faccia dell’8 giugno scorso. Nell’ambito del quale il sindaco aveva fatto gli auguri a Sgarbi per il suo cinquantasettesimo compleanno contestandogli non solo il ruolo "di madre, sorella e psicoterapeuta" recitato per quasi due anni ma anche gli insulti rivolti a Marco Travaglio durante una puntata di 'Anno Zero'. E, soprattutto, l’escamotage di cambiare il titolo a una rassegna omosessuale (da 'Festival del teatro gay' a 'Liberi amori possibili') per strappare alla Giunta il patrocinio del Comune riguardo all’iniziativa.
"Ho fatto passare quella delibera con la vaselina", aveva scandito Sgarbi. Come dire che al primo cittadino e ai colleghi assessori l’aveva messo in quel posto. Una dichiarazione che la Moratti, già entrata in rotta di collisione con Sgarbi a proposito della mostra 'Vade Retro-Arte e omosessualità '(il sindaco ne vietò l’apertura beccandosi l’epiteto di "Suor Letizia") e in ordine alle esposizioni fotografiche in odore di pedofilia di Wilhelm von Gloeden, Peter Witkin e Jean Saudek, non aveva proprio mandato giù. Da qui la cacciata dalla Giunta di Sgarbi e l’assunzione ad interim della delega alla Cultura da parte del sindaco che, però, finora non aveva, come si ipotizzava, avvicendato Sgarbi con il presidente della Triennale Davide Rampello.
Ma tutto torna in discussione adesso che il Tar, accogliendo la tesi d’illegittimità del provvedimento di siluramento del Vittorio nazionale sostenuta dagli avvocati Giampaolo Cicconi e Fiorenza Betti, ha concesso un trionfo a tavolino a Sgarbi. Anche perché il critico, oggi sindaco di Salemi alla guida di un Giunta formata, tra gli altri, da Oliviero Toscani, Alain Elkann e Graziano Cecchini (sì proprio il futurista che colorò di rosso la Fontana di Trevi ha assunto la "pesantissima" delega al Nulla), venerdì prossimo intende presentarsi alla riunione dell’esecutivo. «Vedrete che spettacolo», ha anticipato l’assessore reintegrato invitando tutti a non perdersi l’appuntamento del 1° luglio.
Sgarbi, allora rientra a Palazzo Marino sul serio?"Sì. E da subito perché ero stato licenziato su due piedi, come un cameriere, con un provvedimento non solo illegittimo ma anche moralmente esacrabile quando invece il mio lavoro aveva per tutti i crismi dell’eccellenza. Al di là del buon rapporto personale con il sindaco, è ovvio che non c’è stata intelligenza politica in quella decisione. Non si può silurare un assessore confermando che ha operato bene. Una cosa è se la Moratti mi avesse detto che c’era un’incompatibilità e mi avesse concesso il tempo e il modo per dimettermi, un’altra è la concezione padronale che ha spinto Letizia a liberarsi di me dall’oggi al domani nonostante io avessi ritirato una mia lista favorendo il successo alle Comunali della Moratti".
Come si comporterà venerdì al cospetto della Moratti?"Potrei pure mandarla al diavolo. Le accuse di slealtà e di tradimento nei confronti della Giunta erano, del resto, diffamatorie e meritavano una querela. Ma il Tar, che ammiro, mi ha dato ragione. Sono stato messo in grado di decidere autonomamente se restare a Milano o andamene. Salemi, d’altra parte, incomincia a piacermi".
di Corrado Dragotto
Uno striscione con le foto di Giuliano Paganini, Jolanda Occhipinti e Abderahman Yusuf Arale (John), i tre cooperanti sequestrati in Somalia il 21 maggio scorso, è stato esposto sulla facciata di Palazzo Marino dal Presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, che ha rinnovato l'appello di Milano: "Liberateli"