Reso noto il decreto firmato mercoledì. La Moratti commissario fino al 2016. A Formigoni il tavolo infrastrutture. Quanto a Filippo Penati il suo sarà un ruolo da guastatore nelle lotte interne al centrodestra
Milano, 25 luglio 2007 - Le mani di Silvio Berlusconi sull’Expo 2015. Nel decreto firmato mercoledì, ma reso noto solo ieri — sette articoli per sei pagine — il premier fa pesare, e molto, la presenza del Governo nella catena di comando dell’Esposizione universale 2015. Su 16 componenti del Cipem (il Comitato di indirizzo e programmazione Expo Milano), ben 10 sono espressione dell’esecutivo nazionale: tre in più (ministeri degli Esteri, della Cultura e della Difesa) rispetto all’ultima provvisoria bozza del decreto della presidenza del Consiglio.
"Comando io", sembra dire Berlusconi ai litigiosi rappresentanti degli enti locali milanesi, in primis il sindaco Letizia Moratti e il governatore lombardo Roberto Formigoni, tutti e due targati centrodestra, ma impegnati fino all’ultimo minuto per affermare il proprio peso nell’organigramma Expo. Il Cavaliere dunque tiene in mano il pallino, ma nella più classica strategia del 'divide et impera' lascia spazi di manovra agli alleati: la Moratti è stata nominata commissario straordinario dell’Expo fino al 31 dicembre 2016 e rimarrà in carica anche se non sarà rieletta sindaco (nel decreto, però, il suo cognome da signorina, per un refuso, è stato storpiato in Letizia Brichetti Moratti, invece che Brichetto); a Formigoni invece è stata affidata la presidenza del Tavolo istituzionale per le infrastrutture regionali e sovraregionali collegate all’Expo (10 miliardi di euro di budget). Quanto a Filippo Penati, presidente della Provincia targato Pd, il suo sarà un ruolo da guastatore nelle lotte interne al centrodestra.
L’organigramma Expo emerso dal decreto del premier è parso a più di un osservatore "un mostro giuridico". Tanto che già si parla, per correggere le incongruenze contenute nella catena di comando, di una legge speciale Expo in arrivo a settembre. Tant’è. Il decreto berlusconiano, intanto, consente di avviare la macchina organizzativa dell’Esposizione. Il prossimo passo? La Moratti, in quanto presidente del comitato di pianificazione che andrà a sciogliersi, entro agosto dovrebbe convocare la prima seduta del Cipem, che sarà presieduta dalla presidenza del Consiglio. Nel Cipem, come detto, ci saranno altre nove rappresentanze governative: i ministeri dell’Economia, delle Infrastrutture, dell’Agricoltura, dello Sviluppo economico e i sottosegretari al Turismo e alla Protezione civile, oltre ai tre ministeri soprascritti e inseriti in extremis. Gli altri sei, rimanenti posti vanno a commissario straordinario Moratti, Comune (in pratica, dunque, la rappresentanza di Palazzo Marino sarà doppia), Regione, Provincia, Camera di Commercio e Fiera.
Un passaggio fondamentale del decreto riguarda i rapporti tra Cipem e Soge Spa, la società di gestione dell’Expo. Il Cipem, infatti, è definito "socio unico della Soge". Non basta. "ll Cipem esercita anche i diritti spettanti al consiglio di amministrazione". In altre parole, al Comitato di indirizzo e programmazione viene assegnata una funzione di guida e controllo dei passi della Soge, come voluto da Formigoni. D’altra parte, resta confermato che la Soge avrà un amministratore unico, che dovrebbe essere il braccio destro della Moratti Paolo Glisenti, visto che il compito di indicare l’amministratore spetta al sindaco-commissario.
Questi i pesi e contrappesi, ma non proprio in un lineare equilibrio di checks and balances all’anglosassone, tra i duellanti Moratti e Formigoni. All’articolo 3 del decreto, poi, si parla dei "poteri di impulso" della Moratti, che riguarderanno in particolare la costruzione del sito Expo ai confini tra Milano e Rho (3,2 miliardi di euro il budget preventivato). Quanto alle infrastrutture metropolitane, però, il commissario avrà competenza solo sulla linea 6, che passa dalla sede dell’Expo, e non sulle linee 4 e 5. Per queste ultime due linee l’iter sarà quello normale, senza alcuna accelerazione da Expo. Ultima nota: nella catena di comando uscita dal decreto è previsto anche il Collegio di alta vigilanza, composto da cinque membri di nomina governativa.
di Massimiliano Mingoia
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