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ALLA SCALA

Un'opera da Al Gore per i 150 anni dell'Unità d'Italia

E' tratta dal libro 'Una scomoda verità'. Ci stanno lavorando il compositore Giogio Battistelli, il librettista  J.D. McClatchy e William Friedkin, il regista di 'The Exorcist' e di 'The French connection'

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Al gore Milano, 7 luglio 2008 - Per i centocinquanta anni dell'Unità di Italia, la Scala di Milano prepara un'opera "planetaria" tratta dal libro 'Una scomoda verità' di Al Gore (nella foto). Ci stanno lavorando il compositore Giorgio Battistelli, il librettista J.D. McClatchy e il regista William Friedkin, già noto per performance quali 'The Exorcist' e 'The French connection'.

L'idea, ha spiegato Battistelli durante una conferenza stampa, è quella di celebrare l'evento nostrano trovando "un tema che tiri fuori l'Italia da un problema politico del momento, dalla contingenza, capace di toccare la mente e il cuore di una persona che vive a Milano, come di un'altra che vive a Sidney, piuttosto che a Songapore o a New York".

 

Ecco, dunque, come va spiegata la scelta del testo che ad Al Gore ha fruttato l'Oscar (nella riproposizione cinematografica) e il Nobel (nel suo insieme di teorie, lotta e impegno): "Quello del rapporto con l'ambiente - ha spiegato Battistelli - è un tema che che viviamo in modo problematico e oramai molto frequente, in più, permette di proiettare l'Italia su un orizzonte planetario. Ora la grande sfida - ha proseguito - sarà capire come l'elemento saggistico possa trasformarsi in percorso narrativo". Un concetto, quest'ultimo, ribadito da McClatchy che ha sottolineato come "il libro di Al Gore sia una fonte abbastanza strana per un libretto: è un testo in cui è racchiusa una lezione, è abbastanza polemico, popolare e anche controverso. Noi dovremo presentare dei caratteri molto forti basati su un libro che non è un romanzo; vogliamo che la gente uscendo dal teatro sia commossa dalla storia ma anche in grado di percepire la propria responsabilità".

Dal canto suo Friedkin ha promesso che l'opera "non sarà un riadattamento del film, ma uno spettacolo fatto per il palcoscenico con le persone che lavorano in teatro". Del resto, il regista dell'Esorcista non ha mancato di rilevare come oggi "molti film americani siano peggiori, pieni di supereroi e senza nulla a che fare con le insidie del mondo; il teatro, invece, - ha detto Friedkin - permette di presentare idee in una specie di fratellanza universale".

Per l'opera, che dovrebbe arrivare nel 2011, compositore, regista e librettista non escludono, anzi esplicitamente prevedono, l'ampio ricorso a "qualcosa di avanzato, come tecnologie sperimentali" che, nel caso della musica, includeranno l'elettronica. "Attraverso la struttura musicale - ha spiegato Battistelli - mi piacerebbe suggerire un possibile scenario futuro, una possibile apocalisse, un mondo che può terminare. Penso al coinvolgimento di un'intera orchestra, anche con coro per rappresentare la globalità. E penso all'elettronica. Ci saranno microfonie e telecamere che riprederanno rumori e immagini dalla strade e quegli impulsi verranno tradotti in suoni, entreranno nel timbro dell'orchestra e nel colore delle voci, modificandoli".










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