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VIALE JENNER

Penati: "Vengano multati i musulmani
che intralciano i pedoni pregando"

Il presidente della Provincia di Milano sul problema della via nel giorno della preghiera islamica: "L'art. 190 comma 4 del Codice della strada, dice che è vietato, 'sostando in gruppo sui marciapiedi, sulle banchine, causare intralcio al transito normale degli altri pedonì"

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Musulmani in preghiera in una moschea in Italia Milano, 6 luglio 2008 - "Per impedire che la preghiera dei musulmani del venerdì in viale Jenner a Milano si trasformi in una paralisi dell'intero quartiere, si applichi da subito, e non si capisce come non lo si sia fatto prima, l'art. 190 comma 4 del Codice della strada, in cui si dice chiaramente che è vietato ai pedoni, 'sostando in gruppo sui marciapiedi, sulla banchine o presso gli attraversamenti pedonali, causare intralcio al transito normale degli altri pedonì".

Interviene così Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, sul problema dell'occupazione dei marciapiedi della via milanese da parte dei fedeli musulmani nel giorno della preghiera.
 

"Sempre il Codice della strada - continua Penati - impone alle attività commerciali che vogliano occupare, per esempio con tavolini o chioschi, le sedi dei marciapiedi, di lasciare sempre libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 metri. Nel caso delle attività commerciali l'occupazione dei marciapiedi è soggetta ad autorizzazione preliminare e a controlli successivi, che avvengono puntualmente. Entrambi questi articoli inoltre sono soggetti a sanzione se non rispettati. Non si capisce perché i controlli avvengano per le attività commerciali, mentre non si fanno rispettare le norme che riguardano i pedoni".


"Il Comune di Milano - aggiunge Penati - faccia finalmente rispettare le norme vigenti e multi i trasgressori, non per limitare la libertà di culto, che deve essere garantita a tutti, ma perchè le modalità con cui avviene la preghiera del venerdì lungo i marciapiedi di viale Jenner sono vietate dalle leggi del nostro Paese. E quindi questo esercizio non può avvenire arrecando disagio o pericolo per gli altri cittadini. È compito anche dei responsabili della moschea e della comunità islamica rimboccarsi le maniche e collaborare per ricercare soluzioni che garantiscano ai fedeli mussulmani la libertà di culto nel rispetto delle leggi italiane".










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