I tifosi iberici picchiati da alcune 'teste rasate': prima gli insulti, poi l'aggressione. La festa dei pochi spagnoli presenti in piazza si trasforma in tragedia
Milano, 23 giugno 2008 - Fabregas infila l’ultimo rigore e scoppia la festa. Quella dei pochi tifosi spagnoli, circa un centinaio, soprattutto studenti dell’Erasmus, radunatisi sul sagrato di piazza Duomo a seguire sul maxischermo, quasi clandestini, la partita che la loro squadra non vinceva contro di noi da 44 anni. E succede quello che non sarebbe dovuto accadere: i tifosi iberici vengono aggrediti da un gruppo di italiani e costretti a fuggire dalla piazza.
Prima gli insulti, poi l'aggressione da parte di una decina di italiani, con tatuaggi e teste rasate, che brandiscono caschi, bastoni e bottiglie di vetro. Gli aggressori lanciano bottiglie e sedie, si impadroniscono di due bandiere spagnole e le bruciano.
Immediata la fuga nelle vie laterali mentre la piazza, complici anche i disordini, si svuota in fretta. Il gruppo degli aggressori si dirige invece verso piazza San Babila, scandendo slogan contro gli spagnoli e le forze dell'ordine e canti nazifascisti, esibendo magliette con croci celtiche e rovesciando cestini lungo corso Vittorio Emanuele. Per fortuna, non ci sono contusi. E’ comunque il momento della vergogna e la negazione dello sport. Una figuraccia che non fa onore a Milano. Non giustificata da delusione e sconforto.
"Solo una decina di stupidi che tiravano bottiglie, ma ho avuto paura", racconta Sara, 21 anni di Alicante, che era davanti al maxischermo al momento del fuggi fuggi. "Di fianco a noi c'erano cinque uomini delle forze dell'ordine, ma nessuno è intervenuto", commenta Marc, 23 anni di Barcellona, mentre Laura, 20 anni, di Alicante, ribadisce: "Ci hanno inseguito fino sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele, tirandoci addosso sedie e bottiglie". "Ho avuto molta paura, da noi non succede, anche se so che il tifo italiano è spesso esagerato", conclude Paula, 25 anni di Malaga.
Per gli altri, la stragrande maggioranza dei tifosi italiani civili, la festa spagnola è solo il momento dei vessilli ripiegati e delle trombette abbassate. Diciamocela tutta: non ci eravamo più abituati e la grande orgia di due anni fa, quando Milano impazziva fino a tarda notte dopo la vittoria ai rigori contro la Francia e la conquista dei mondiali, è un ricordo sbiadito. Niente caroselli d’auto e moto per la città. Niente mezzi pubblici presi d’assalto con le bandiere. Anche la festa di martedì, quando gli azzurri avevano domato i bleus, non si è ripetuta contro le furie rosse. Ma, imbecilli a parte, quante emozioni, davanti al maxischermo di piazza Duomo. I 120 minuti di emozioni, per i dodicimila milanesi venuti in piazza a condividere il tifo, non sono bastati a decidere chi avrebbe dovuto affrontare la Russia. C’è voluta la lotteria, durante la quale il tifo assordante si è trasformato in un silenzio quasi irreale.
Un solo, immenso boato, quando Buffon para il settimo rigore, restituendo la speranza, che sfuma però un minuto dopo, quando Di Natale sbaglia il penalty. È una notte che tutti si auguravano magica, invece è semplicemente stata calda. In campo, nella piazza, dove la temperatura sfiorava i 30 gradi, e tra le tifoserie. Peccato, anche per lo sport.
di Gerardo Fiorillo
A Milano come a Venezia. Con la possibilià di spostarsi su un battello come se fosse un tram e utilizzare lo stesso biglietto della metropolitana per percorrere il Naviglio Grande e quello Pavese