Cala l’ombra del commissariamento sulla clinica di via Jommelli. La Santa Rita corre ai ripari per gestire l’emergenza e garantire i 900 posti di lavoro
Milano, 17 giugno 2008 - Cala l’ombra del commissariamento sulla clinica di via Jommelli. La Santa Rita corre ai ripari e procede alla designazione di un nuovo amministratore: il commercialista Antonio Lanzetta, che ha già chiesto un incontro con il direttore dell’Asl. Gestire l’emergenza e garantire i 900 posti di lavoro, queste le priorità. Dipendenti e sindacati sperano nel benestare della Regione. In caso contrario si arriverà alla nomina di un commissario straordinario. Sono accesi i toni durante la riunione che ieri pomeriggio, in via Ampere, ha visto l’incontro di dipendenti e sindacati.
"C’è grande compattezza - ha assicurato Antonio Marchini, segretario provinciale della Cgil con delega alla Sanità -. So che la proprietà ha nominato un nuovo amministratore. Presto tutti ne conosceranno il nome. Dall’assessore Luciano Bresciani ci aspettiamo chiarezza, così da poter individuare la strada giusta da percorrere". C’è attesa, dunque, e molto fermento per l’incontro di questo pomeriggio tra sindacati e Regione. Saranno due, a detta della Cgil, i punti fermi del confronto: ripristinare la convenzione sanitaria con l’Asl e garantire il posto di lavoro a tutti i dipendenti. In caso contrario, il personale della clinica promette sciopero. "Domani (ndr.) - continua Marchini - chiederemo all’assessore di riattivare, anche gradualmente, la convenzione con la clinica. Tenere in 'stand by' una struttura che funziona reca danno sia a chi ci lavora sia a quei cittadini che, altrimenti, si rivolgerebbero alla casa di cura".
E se sembra definitivamente accantonata l’ipotesi di occupare via Porpora come si vociferava nei giorni scorsi, è invece confermato il presidio di lavoratori che questo pomeriggio alle 16.30, in concomitanza dell’incontro in Regione, si ritroveranno davanti all’assessorato di via Pola. Camici bianchi, liberi professionisti, tecnici, infermieri e amministrativi. Sotto la sede dell’assessorato ci saranno tutti. L’obiettivo? Da una parte riabilitare l’immagine della clinica, importante punto di riferimento per i milanesi, dall’altra difendere la propria onestà, la propria professionalità e deontologia.
"Non siamo mostri, non siamo assassini - ripetono a gran voce dalla clinica -, non si può fare di tutta l’erba un fascio». Contro i media, giornali e televisione, ce l’hanno a morte. Il dito è puntato contro quel soprannome 'clinica degli orrori', che ai dipendenti proprio non va giù, e contro un allarmismo, dicono, creato ad hoc. "Siamo persone oneste - spiegano -, non siamo delinquenti". Eppure qualcuno non è dello stesso avviso. I muri della Santa Rita sono tappezzati di fogli: "Potevate pensarci prima", "Il silenzio vi ha reso complici". Non mancano, però, i messaggi di solidarietà: "Non posso dimenticare quello che avete fatto per me. Grazie di tutto". E non mancano nemmeno le accuse ai mezzi d’informazione paragonati ai medici indagati dalla magistratura: "Vergogna, non vi siete curati di tutelare chi da sempre lavora onestamente".
Le bocche sono cucite, tra i dipendenti c’è molta preoccupazione, molto nervosismo e indiscrezioni parlano di 'ferie anticipate'. A rompere il silenzio è il dottor Carlo Sebastiano Tadeo, responsabile di Neurologia e della Stroke Unit. "Non era semplice intuire cosa stava facendo Brega. D’altra parte come fa un neurologo a sindacare il lavoro di un chirurgo toracico?". Ma l’operato poco ortodosso di Brega non è l’unica cosa su cui si discute. Si discute anche del sistema sanitario, secondo molti, da rivedere. Colpa del budget in percentuale legato al numero di prestazioni. "Un meccanismo pericoloso - commentano dall’interno - che rischia di spingere i più deboli in errore". E c’è perfino chi allude ad una 'conveniente' svendita, creata ad arte.
di Sabrina Perez
A Milano come a Venezia. Con la possibilià di spostarsi su un battello come se fosse un tram e utilizzare lo stesso biglietto della metropolitana per percorrere il Naviglio Grande e quello Pavese LEGGI L'ARTICOLO