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VIOLENZA NELLE SCUOLE

Botte ai compagni disabili, preso il bullo capobanda

La baby gang, composta da cinque adolescenti, pestava alcuni coetanei portatori di handicap "per passare il pomeriggio". Una delle vittime tornava a casa da scuola con graffi al viso, ecchimosi e segni di botte

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Bullismo Lodi, 11 giugno 2008 - Il vicequestore aggiunto Alessandro Battista dice che sono "figli di questo tempo, sono ragazzini malati di noia". Piccoletti di età e di statura, stesso gel nei capelli, giubbotti alla moda, tutti tra i quattordici e i quindici anni, nessuno di loro è figlio di gente sbandata, hanno tutto, l’i-pod e lo scooter, le scarpe firmate e le vacanze pagate. Una banda di bambini, all’apparenza come tanti, con l’arroganza dei bulletti sfrontati e il vizio di prendere di mira i più deboli, o più spesso, i disabili. È così che i cinque ragazzotti del Lodigiano si passavano le giornate, è così che si divertivano, prendendo a schiaffi, botte e insulti i compagni di classe, i più timidi. In particolare il capobanda, in più occasioni, aveva picchiato due ragazzi con gravi ritardi mentali.

 

I cinque pensavano di farla franca, pensavano che le botte e i pestaggi sarebbero stati il diversivo di qualche pomeriggio, invece non sapevano che la polizia li pedinava da settimane in attesa di coglierli in flangranza e denunciare per ora, uno di loro, appena adolescente, l’esecutore materiale delle violenze, per lesioni aggravate. "Stavo solo giocando, lo facevo per scherzare", avrebbe detto il ragazzino ai poliziotti che lo portavano in questura, senza rendersi conto della gravità del suo gesto. A denunciare le vessazioni continue e insopportabili era stato il papà di una delle vittime. Ogni giorno il ragazzino disabile, tornava a casa da scuola con graffi al viso, ecchimosi, segni di botte, sempre che riuscisse a tornare, perchè spesso i compagni gli impedivano anche di salire sullo scuolabus, lo ricacciavano a terra prima che si chiudessero le porte.

 

Gli investigatori della squadra mobile diretti dal vicequestore Alessandro Battista sono partiti proprio dai ricordi acconti del giovane, che, con l’aiuto di mamma e papà, ha raccontato poco alla volta i dettagli di quelle violenze inaudite. In almeno tre casi si sarebbe anche reso necessario il suo ricovero in Pronto Soccorso, con una prognosi di quindici, venti giorni. Ad accorgersi di quei soprusi, anche un collaboratore scolastico dell’istituto Clerici che aveva notato il gruppo prendere di mira in alcune occasioni anche un ragazzo down. Così, grazie anche ad alcune testimonianze preziose si è ricomposto il puzzle delle violenze quotidiane. Per il capobanda, esecutore materiale dei pestaggi, la denuncia al Tribunale dei Minori di Milano comporterà un programma di riducazione.

 

Le indagini, ancora in corso, chiariranno eventuali altre responsabilità. "Il fenomeno-bullismo a Lodi è molto isolato - ha detto il questore Paolo Pifarotti - ma anche qui, bisogna fare attenzione. Abbiamo tenuto colloqui nelle scuole su invito dei professori. M’è parso di capire che molti giovani sono sprovveduti. Magari si giustificano dicendo: 'Gli ho dato solo uno schiaffo', senza sapere che per quello schiaffo si rischia l’accusa di percosse".

di Anna Giorgi










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