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L'ANTIPERSONAGGIO

Ecco a voi Paolo Galvani, l'inventore di 'eBiz Italia'

Giornalista, 43 anni, Paolo dice di sè: "Ho una cerchia di amici ristretta e amo fare le vacanze con la mia famiglia. Sono riservato, cordiale. Un appassionato di musica e del mangiar bene. Guardo sempre al futuro per conoscere la tecnologia che useremo. In casa abbiamo quattro computer"

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Paolo Galvani Milano, 5 giugno 2008 - Il mercato cambia e in pochi sono riusciti ad adeguarsi creando un proprio spazio. Lo ha fatto Paolo Galvani che ha ideato un giornale gratuito per le piccole e medie imprese, 'eBiz Italia' (www.ebizitalia.it). Il giornale si riceve per abbonamento ogni due settimane via e-mail ed è pensato per poter essere sia sfogliato in formato elettronico che stampato su fogli A4. Da vent’anni nel settore dell’editoria tecnica specializzata ha iniziato con la gavetta in diverse testate prima di arrivare, nel 1988, in una rivista che si occupava di tecnologia. "I tempi erano precoci", racconta. Nel frattempo Paolo Galvani ha fatto di tutto, anche per potersi permettere oggetti tecnologici sempre nuovi, dall’assicuratore al fotografo. "Ricordo che per il mio primo computer, un Vic 20 della Commodore e la stampante ad aghi, spesi un milione e mezzo. Non avevo ancora idea di cosa fosse un file. Passai, poi, al Commodore 64, lavorando comprai altri oggetti che si chiamavano Atari. Nel 1987 fu la volta del primo Philips. Da allora la tecnologia non si è più fermata".

 

L'INTERVISTA

Cosa ha in casa?

"Si fa prima a dire quello che non ho".

 

La cosa che usa di più?

"L’iPod. Dentro c’è tutta la mia musica".

 

Un altro oggetto che secondo lei ha cambiato i tempi?

"Il navigatore satellitare. Aiuta a non perdere tempo neppure quando si va in vacanza all’estero e permette di scegliere strade alternative senza problemi".

 

Ricorda il suo primo computer?

 

"Un Vic 20 della Commodore. Per quello e la stampante ad aghi spesi un milione e mezzo. Non avevo ancora idea di cosa fosse un file. Passai poi al Commodore 64, lavorando comprai altri oggetti che si chiamavano Atari. Ho fatto di tutto. Vendevo polizze assicurative, poi ho fatto il fotografo. Il mercato non pagava molto. Iniziai a scrivere per caso, di sport. Nel 1987 fu la volta del primo Philips. Da allora la tecnologia non si è più fermata".

 

E i suoi figli?

"Sono nati usandola. Abbiamo quattro computer. Tutti collegati tra loro. In casa sono ancora io quello che spiega loro come fare cosa. Non come in alcune famiglie in cui i figli sono più aggiornati dei loro genitori".

 

Cosa usano i suoi figli?

"Il maschio, che ha nove anni, gioca con i videogiochi ed è molto curioso. A mia figlia, che ne ha 17, la tecnologia interessa soprattutto come strumento di comunicazione".

 

I tempi sono cambiati, vero?

"Stiamo vivendo un cambiamento molto interessante. Il fatto che siano i giovanissimi oggi ad interessarsi alla tecnologia è una novità clamorosa, quando ero giovane io le persone adulte provavano le novità, ci si perdeva tanto tempo. Anche se non funzionava mai nulla. Oggi se hai un problema porti il tuo computer in assistenza. All’inizio, invece, si cercava di capire il problema da soli. All’inizio, sto parlando degli anni Ottanta, il mio era un interesse personale, la mia esperienza era basata su quello che facevo con il mio computer".

 

Questa esperienza diretta le è sicuramente servita per capire meglio il settore di cui si occupa oggi.

"L’esperienza che ho credo di averla sfruttata bene. Sono stato dirigente in aziende multinazionali in Italia, ho scritto per giornali che hanno ottenuto un gran successo negli anni Novanta, in cui si spiegava come utilizzare il computer. Oggi le informazioni si cercano su Internet. Questo ha fatto sì che si aprisse una voragine nelle vendite. Molti giornali hanno chiuso. Io sono convinto del fatto che gli editori italiani non hanno avuto buone idee per affrontare il problema volendo solo difendere il proprio orticello. Assurdo se si pensa che oggi in edicola si trova di tutto, dalla crema solare alle ciabatte".

 

Com’è arrivato all’idea di eBiz?

"Pensando a un giornale che superasse due limiti. Il collo di bottiglia della distribuzione in edicola e i costi legati alla stampa. Da qui l’idea di un giornale gratuito in abbonamento spedito via mail in formato pdf. Il giornale elettronico è un accordo tra editore e lettore. Il primo ci mette i contenuti, il secondo la carta, sempre che voglia stamparlo".

 

Come si sfoglia?

"È un file che tutti sanno e possono aprire facilmente. Può essere visualizzato sullo schermo o stampato".

 

Ci sono giornali simili sul mercato?

"Pochi. La maggior parte, poi, non sono fatti per essere stampati in formato A4. Invece i contenuti di eBiz sono strutturati apposta per essere leggibili anche stampando il file".

 

Di cosa si occupa eBiz?

"Il giornale parla di tecnologia nel senso più ampio del termine e si rivolge alle persone che lavorano nelle piccole e medie imprese italiane. Quelle che non hanno né tempo né voglia di andare a comprare un giornale oppure cercare le informazioni".

di Domitilla Ferrari










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