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PESANTI RICADUTE DEL CARO-GASOLIO

Niente pesce, crisi al Mercato Ittico
Le vendite crollano del 70%

La protesta dei pescatori ha forti ripercussioni negative. Le aziende rischiano il collasso, mentre milanesi e no di restare senza pesce fresco. La Sogemi non nasconde la preoccupazione Commenta

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Mercato Ittico Milano, 5 giugno 2008 - La protesta dei pescatori per il caro-gasolio ha forti ripercussioni negative sul Mercato Ittico all’ingrosso di via Lombroso. Le aziende rischiano il collasso, mentre milanesi e no di restare senza pesce fresco. Il calo di prodotti nei giorni 3 e 4 giugno è stato pari al 71%, rispetto allo stesso periodo del 2007. Il giorno 3, sono arrivati 19 mila chili di prodotti ittici, mentre nel 2007 i chili sono stati 93 mila. Ieri, ne hanno ricevuti 16 mila chili, mentre il 4 giugno del 2007, sono stati 27 mila.

 

I lombardi e i milanesi in particolare sono grossi consumatori di pesce. Sono anche numerosi i ristoranti specializzati in piatti di mare. Non è una battuta che il pesce più fresco lo si trova qui e passa tutto dal Mercato ittico. La fama viaggia oltre confine, perché da oltre confine arrivano i prodotti, per poi tornarci. Il giro d’affari è consistente, pari a 6-700 milioni di euro.

 

Roberto Predolin, presidente della Sogemi, la società che gestisce i mercati all’ingrosso della città, non nasconde la sua preoccupazione: "Le aziende che operano in via Lombroso sono una trentina e rischiano di chiudere, perché lavorano sulla quotidianità. Speriamo si risolva tutto presto". Predolin fornisce le cifre che danno la misura della situazione. Il 35% dei prodotti commercializzati è italiano e il 65 estero. Nel totale del fatturato, il 60% è prodotto fresco, mentre il 40 congelato. Il 50 del fresco arriva dagli allevamenti. "Al mercato si risponderà con parte di congelato e parte di allevamento. È comunque una batosta, perché la nostra specialità è il fresco".

 

Il Mercato Ittico di Milano è il più importante mercato di distribuzione di pesce in Italia, sia per quantità che qualità. Da via Lombroso passano ogni anno 25 mila tonnellate di prodotti ittici. Le cifre stupiscono regolarmente chi pensa che la città abbia altre eccellenze e che il pesce sia lontano dalle attività meneghine. Niente di più sbagliato. Lì arriva la maggior quantità del pescato fresco importato da tutto il mondo, per essere successivamente ridistribuito nelle altre località.

 

Marco Pedol è il presidente dell’Associazione grossisti ittici, associazione che fa capo all’Unione del Commercio. Pedol non può che confermare: "C’è già un sensibile calo, quello che posso augurarmi è che i pescatori trovino un accordo per il caro-gasolio o noi saremo in guai seri". La Lombardia e il Nord Italia in genere è il bacino in cui viene venduta la maggior parte dei prodotti ittici. Poi ci sono i mercati vicini e da Milano partono i carichi per la Svizzera, la Francia e l’Austria. "In Francia sono in difficoltà — aggiunge — sono in ballo da 15 giorni, quando protestano lo fanno sul serio. È un disastro". Si può supplire col congelato?: "Non le aziende. Sono due cose diverse. Chi ha il fresco procede con un altro tipo di lavorazione". Il presidente dei grossisti non è ancora in grado di quantificare il danno, si potrà fare un bilancio a fine sciopero, ma le perdite si preannunciano ingenti.

di Albina Olivati

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