Volti grigi e tanto dispiacere per Mancini tra i tifosi. Le parole, tutt’altro che diplomatiche. "Abbiamo assistito ad una mossa assurda", esordisce, senza esitazioni, Adolfo Bergamini Commenta
Milano, 29 maggio 2008 - La cacciata di Mancini? Una pessima idea. Mourinho nuovo tecnico dell’Inter? Può funzionare, si vedrà. Per ora, comunque, solo una cosa è certa: come recita l’antico adagio popolare, chi lascia il vecchio per il nuovo, sa cosa perde ma non sa cosa trova. Se poi il 'vecchio' porta cuciti sulla casacca qualcosa come tre scudetti, allora il discorso rischia veramente di farsi infuocato.
Milano, pomeriggio di ieri. Sono passate 24 ore dall’annuncio-choc di Moratti. Il popolo nerazzurro rumoreggia: i volti sono grigi. Le parole, tutt’altro che diplomatiche. "Abbiamo assistito ad una mossa assurda", esordisce, senza esitazioni, Adolfo Bergamini. Cuore indelebilmente interista, cravatta, giacca, e baffi bianchi. "Mancini era antipatico, certo, soprattutto ai non interisti - spiega -. Ma conosceva bene l’ambiente della squadra. È una persona molto intelligente, ed era riuscito laddove molti, prima di lui, avevano fallito: ci ha fatto vincere tre scudetti, dopo quasi 20 anni di digiuno. Per questo, non capisco: Dovremo ripartire da capo: è assurdo, proprio non capisco".
Un punto, questo, sul quale tutti sembrano essere d’accordo: "È vero, Mancini non piaceva - ammette Filippo Mastroianni, anche lui nerazzurro -. Ma ciò che conta, nal calcio, sono i risultati. E sui risultati, onestamente, non credo sia possibile criticarlo. Ha fatto bene, nonostante tutto. Per questo, noi tifosi ci sentiamo di dirgli: 'Grazie Mancio, sei stato grande'. È un peccato che sia finita così".
Molti, in fondo, avevano finito coll’affezionarsi a questo allenatore un po’ burbero e un po’ vanitoso: nonostante tutto, e nonostante le sue pecche. "Io sono partenopeo, e tengo al Napoli - sorride Antonio Di Vincenzo, che sotto la Madonnina ha trovato lavoro ed amici -. Però un po’ interista, in fondo, lo sono. E posso dire questo: Mancini è un validissimo allenatore. Moratti, cacciandolo, ha fatto una scelta pessima. Spero che la Beneamata continui a vincere, anche in futuro, e anche con Muorinho. Se così non fosse, credo proprio che inizierò a tifare Milan. Sarò un voltagabbana, può darsi: ma sono certo che in tantissimi faranno lo stesso".
Il momento, insomma, è critico. Tanto che, per una volta, persino i 'cugini' sembrano mostrare qualche timido segno di solidarietà. "Capisco la rabbia dei nerazzurri - dichiara Giuseppe Cinicola, di fede rossonera -. Moratti ha questo brutto vizio: butta via i soldi, e buatta via i campioni. Lo ha già fatto con Cannavaro e Roberto Carlos. Ora, tocca a Mancini. Chi sarà il prossimo?".
Più circostanziati, i ragionamenti di Gioacchino Caruso, anch’egli rossonero. Che, per spiegare l’accaduto, si fa decisamente portavoce delle tesi più 'omplottiste': "Si era già capito, dopo la disfatta di Liverpool. Tra Moratti e Mancini, le cose andavano maluccio. La frattura era inevitabile: una frattura assurda, comunque, almeno a mio giudizio". Sulla stessa lunghezza d’onda, Cristina Perico, che contro l’Inter ha sempre 'gufato': "È chiaro che si è trattato di una questione di rapporti interpersonali. Capita che due persone non vadano d’accordo...". "Incredibile, soprattutto, lo sperpero economico - le fa eco Nicola Magno, fedelissimo del Diavolo - Moratti dovrà mantenere contemporaneamente ben due tecnici".
Infine, Paolo Comini, che ama il calcio ma non il tifo. "Sono neutrale - racconta -. Ma non posso che solidarizzare con i fan interisti. E poi, 9 milioni di euro per un allenatore... Ci sono medici che tutti i giorni salvano vite umane e prendono sì e no un centesimo di questa cifra. Forse, al di là di tutto, è proprio questo il vero scandalo".
di Andrea Sceresini
La manifestazione, realizzata in collaborazione con la Ficts, fa parte di una serie di eventi collegati al tema dominante 'Giovani e Valori Olimpici'