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IL COMMENTO

Se c’è divieto si applichino le sanzioni

 

 

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Ippolito Negri Milano, 24 maggio 2008 - Un sigaro e una croce di cavaliere non la si nega a nessuno, dicevano i nostri vecchi. Quelli che s’erano abituati, nelle trincee del Carso o dell’Altopiano, a fumare con la brace all’interno delle guance. Molti di loro erano sopravvissuti non solo ai cecchini austriaci ma anche agli innegabili guasti che il fumo produce. Altre tempre forse. E forse non si collegavano con il fumo quelle morti o quelle malattie che negli anni colpivano ai polmoni, allo stomaco, alla circolazione.

 

Ora che è assodato che il fumo fa male, è causa di una serie di patologie, si corre ai ripari. Perché ci mette il naso lo Stato?, si domandano in molti. Non bastano i consigli dei medici? E poi perché da una parte lo Stato si prende i soldi delle varie accise legate al tabacco e dall’altra pone limitazioni? Perché lo Stato deve aver cura dei cittadini, ma anche perché il cittadino ammalato ha un costo sociale. Dovere è quindi mettere in guardia, limitare il consumo, ridurre le occasioni. Legittime limitazioni alla libertà individuale di farsi del male. Resta però un dubbio: se non c’è sanzione qualsiasi norma è inefficace. E allora chi sanzionerà i fumatori? Quegli stessi vigili della pattuglia che l’altra sera in viale Molise si è fatta superare, ben oltre i limiti di velocità, da un Golf grigia?

 

di Ippolito Negri

 

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