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LO SGOMBERO DI VIA SAN DIONIGI

"Quel giorno ci hanno deportati"
E i rom denunciano il Comune

Una trentina di romeni hanno presentato ricorso: chiesto il risarcimento dei danni non patrimoniali. Il vicesindaco De Corato: "Il Comune ha adottato una condotta che non differisce da quella tenuta in tutti gli altri casi" Commenta

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nomadi Milano, 21 maggio 2008 - "Una piccola deportazione". Così 29 rumeni di etnia rom che hanno presentato alla prima sezione civile del tribunale un ricorso contro il Comune, definiscono lo sgombero del 5 settembre scorso nel campo nomadi di via San Dionigi.

 

I romeni chiedono un risarcimento dei danni non patrimoniali subiti dalle famiglie sgomberate. Quella mattina, sostengono nel ricorso gli avvocati Alberto Guariso e Sara Russi, si è verificato da parte del Comune "un comportamento discriminatorio" in quanto "posto in essere in violazione dei diritti della persona". I rom costituiscono "una etnia" e per questo, argomentano i legali, sono "tutelati dalla disciplina antidiscriminatoria".

 

Nel ricorso, i legali fanno riferimento a diverse dichiarazioni del vicesindaco Riccardo De Corato e degli assessori Tiziana Maiolo e Mariolina Moioli, ritenute discriminatorie proprio nei confronti dell'etnia rom. Il Comune, nel giorno dello sgombero, "solo dopo le pressanti richieste dei rappresentanti della Casa della carità ha fornito una soluzione di emergenza per le sole donne e bambini (e neppure per tutte), con ciò di fatto imponendo la divisione delle famiglie, oltre tutto in un momento particolarmente delicato".

 

Ieri alcuni dei romeni che hanno presentato il ricorso sono stati sentiti dal giudice che ha fissato la prossima udienza al 10 luglio. I ricorrenti chiedono dunque al tribunale di "accertare e dichiarare che lo sgombero dei ricorrenti e degli altri rom insediati nell’area di via San Dionigi in Milano" è stato attuato senza congruo preavviso, senza predisposizione di soluzioni provvisorie alternative, in particolare per i minori e le famiglie e con violenza sulle cose, mettendo in atto "una condotta discriminatoria".

 

Chiedono dunque di "adottare ogni opportuno provvedimento volto a rimuovere gli effetti della predetta condotta discriminatoria, anche ordinando al Comune di Milano" di "fornire ai ricorrentiidonee, ancorché provvisorie, soluzioni alternative". Di condannare il Comune di Milano a risarcire ciascun ricorrente con almeno 800 euro. Tra i testi indicati per l'istruttoria, vengono nominati don Virginio Colmegna e don Massimo Mapelli.

 

"L’intervento - afferma De Corato - ha semmai tutelato la salute degli stessi rom ed era necessario, visto che già nel 2006 l’Asl competente aveva chiesto al sindaco l’adozione di provvedimenti urgenti a causa delle pessime condizioni del campo. In definitiva, - sostiene il vice Sindaco - nel caso del campo nomade di San Dionigi, il Comune ha adottato una condotta che non differisce da quella tenuta in tutti gli altri casi".

di Mario Consani

 

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