Scarcerato dopo tre giorni, racconta le sue difficoltà economiche: "Ai bambini non abbiamo mai detto di no, ma noi abbiamo persino rinunciato a mangiare decentemente". La giunta comunale e i carabinieri aiuteranno la famiglia in difficoltà" Commenta
Milano, 14 maggio 2008 - Il 7 maggio alle ore 11,10 Giuseppe, operaio di Brugherio, stretto dai debiti, con moglie a casa e due bambini, va in auto alle Poste centrali di Santa Caterina e, dopo essersi travisato il volto, entra nell’agenzia. Vorrebbe tentare una rapina ma riesce soltanto a scavalcare il bancone senza parlare. Poi, vista la reazione del direttore che ha subito lanciato l’allarme, esce e tenta la fuga rapinando una bicicletta ad una passante. Finisce in manette. Dopo tre giorni di carcere il gip di Monza lo rimette in libertà, convinto che il gesto disperato sia arrivato perché Giuseppe, negli ultimi tempi non riesce più a pagare il mutuo di casa e ad arrivare a fine mese.
"Mi sto punendo da solo ogni giorno dopo quello che ho fatto". Nello studio del suo avvocato Silvia Germinara, l’operaio racconta la storia di quell’incredibile mattina. "Adesso, però, mi sento quasi liberato perché sono riuscito a dire la verità a mia moglie e spero soltanto di ricominciare". Giuseppe e la moglie, una bella ragazza di 32 anni, si conoscono da dieci anni. La loro vita va avanti in tranquillità fino a due anni fa. "Cinque anni fa abbiamo comprato una casa accendendo un mutuo di 150 mila euro a tasso variabile – ha proseguito ancora scosso – allora le cose andavano bene: mia moglie lavorava e avevamo un bambino. Quando è arrivata la seconda figlia, due anni e mezzo fa, mia moglie è rimasta a casa e sono iniziati i problemi economici".
La rata del mutuo per la casa è aumentata, arrivando a circa 960 euro da 720 iniziali, poi c’erano le spese impreviste in casa. "Ogni tanto chiedevo soldi ai miei genitori: ho una famiglia meravigliosa, ma non bastava e, senza raccontare nulla a mia moglie ho iniziato a chiedere prestiti alle finanziarie. Sono entrato in un circolo vizioso tale, che ogni mese dovevo sborsare quello che guadagnavo". La vita della coppia, a quel punto, è diventata un susseguirsi di sacrifici e rinunce, ma anche di tanta vergogna e amarezza. "Ai bambini non abbiamo mai detto di no, anche con l’aiuto della famiglia, ma noi abbiamo persino rinunciato a mangiare decentemente". La cosa peggiore, che mi ha gettato nella depressione, era il fatto di non poter dire nulla a mia moglie". "Avevo capito che c’era qualcosa che non andava – ha detto la donna – ma quando, l’altra mattina, mia cognata è venuta a chiamarmi e mi ha detto quello che aveva fatto Giuseppe, non ci credevo".
Una sorta di raptus che, alla fine, lo ha salvato da un gesto insano: "Quando mi hanno arrestato non mi sentivo in me stesso – ha aggiunto Giuseppe – in carcere, grazie all’aiuto dei carabinieri, ho capito che forse avrei potuto risalire la china raccontando tutto a mia moglie e adesso, inspiegabilmente, sono più tranquillo". A questo punto, cosa accadrà? "Ho ricevuto tante chiamate di gente che vuole aiutarmi, ma io voglio soltanto lavorare onestamente". Giuseppe è stato riconosciuto onesto anche dal giudice. "Ha ammesso di aver chiesto aiuto per troppo tempo e di non volerlo fare più – ha spiegato l’avvocato Silvia Germinara – e il giudice non riconoscendo l’esistenza di esigenze cautelari, ha ritenuto di liberarlo senza alcuna misura". Per Giuseppe si è già aperta una gara di solidarietà alla quale sta partecipando sia il Comune di Brugherio, che ha dicusso del suo caso in Giunta, sia i carabinieri che hanno promesso di trovare un lavoro alla moglie.
di Laura Marinaro
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