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L'EDITORIALE

La classe operaia va in paradiso con il Carroccio

Il fatto più difficile da spiegare agli stranieri, o anche semplicemente ai forestieri nati al di sotto della Linea Gotica è il successo dei Lumbard alle lezioni di tre giorni fa. Commenta

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Ippolito Negri Il fatto più difficile da spiegare agli stranieri, o anche semplicemente ai forestieri nati al di sotto della Linea Gotica è il successo dei Lumbard alle lezioni di tre giorni fa. Ci si meraviglia della avanzata della Lega, un po’ meno della scomparsa della sinistra ex radicale e oggi extraparlamentare. Si scopre che quella che veniva chiamata la classe operaia va a ingrossare le fila del Carroccio e ci si chiede perché. Forse sono due le risposte che si possono citare ad esempio (ma sono anche tante altre). Una è quella che diede nel 1991 il sindaco comunista di Bologna Renzo Imbeni, di fronte ad uno dei delitti della banda della Uno Bianca: "Con la svolta della Bolognina il Partito ha perso il controllo del territorio".

 

L’altra è quella della lezione francese quando nel 2002 il voto delle banlieue portò al ballottaggio delle presidenziali Le Pen cancellando il socialista Lionel Jospin, premier uscente. Il sottinteso è, in entrambi i casi, che le forze tradizionali hanno perso la loro base: non si sentono, gli operai, rappresentati in un partito che allinea Colaninno e Calearo così come non si sentivano rappresentati i francesi dalla gauche caviar. Ma si sentono ben garantiti da chi media le istanze del territorio. Che a Milano vogliono dire, sicurezza, infrastrutture, sviluppo, federalismo fiscale. Ci avviamo all’appuntamento dell’Expo 2015, mancano 2569 giorni all’appuntamento. I milanesi vogliono arrivare pronti e confidano in se stessi e, in termini di rappresentanza, da chi è ben radicato sul territorio.

 

La rappresentanza milanese e lombarda nella nuova compagine di governo - e si badi, in un Governo che sarà ben più magro delle cento e passa poltrone distribuite da Romano Prodi - dovrebbe avere un peso ben maggiore. Sono queste le risposte che Milano, si aspetta. Avere un peso che sia proporzionato al reale peso specifico che ha. Lo hanno detto gli elettori alle urne con una scelta che è stata sostanzialmente uniforme in tutte le circoscrizioni. Come sempre, quando c’è da rimboccarsi le maniche Milano - tanto per usare un termine fin troppo abusato - sa fare squadra, lavorare insieme. L’obiettivo c’è, le condizioni politiche ci sono. Non c’è che da fare (e d’altra parte strabattutti sono stati proprio i partiti regressisiti del «No»).

di Ippolito Negri

  • 18/04/2008 15:54
    walter
    Il discorso e' semplice,in un comune in mano ai comunisti (a livello locale esistono ancora), un operaio (che paga salati contributi)che fa richiesta di una casa popolare si vede sorpassato da un albanese che vive in italia da 2 mesi!!! E POI HANNO IL CORAGGIO DI CHIEDERE IL VOTO AGL'ITALIANI!!! SI VERGOGNINO!!!! LA SINISTRA SI E' IMBORGHESITA!!! GRAZIE ALLA SINISTRA AL GOVERNO, I RICCHI CONTINUANO A ESSERE RICCHI E I POVERI SEMPRE PIU' POVERI!!!IL POPOLO VI HA' SMASCHERATO!! GL'OPERAI, I PENSIONATI, LA GENTE CHE NON ARRIVA A FINE MESE VI HANNO CACCIATO A CALCI IN CULO!!!PARLATE DEI POVERI CON LA PANCIA PIENA!! LA LEGA E' L'UNICA SPERANZA!!OGGI COFFERATI HA PARLATO DI UN PD DEL NORD!! "AIUTO QUESTI RAZZISTI DI SINISTRA VOGLIONO DIVIDERE L'ITALIA"!!!
  • 19/04/2008 19:53
    silvio
    La Lega ascolta le richieste della gente, non le esamina o le valuta! La sinistra, invece, parte dai suoi dogmi, ormai anacronistici, e li giudica con il diritto di colui che essendo migliore ha diritto di veto. Infatti i risultati sono che la gente chiede pane e riceve segatura, parla e non viene ascoltata, ecc. La Lega, credo, conscia che ciò che chiede il popolo è sempre giusto, ne asseconda le richieste ed ottiene consensi. E poi un popolo, nel bene e nel male, ha diritto al governo che si merita.....
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