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RADIOGRAFIA DEL VOTO / ZONA 8

Stanca di zingari Quarto Oggiaro ha votato Lega

Nel grande quartiere della periferia nord la gente abbraccia il Carroccio e si lamenta: "Gli stranieri chiedono case e ci passano davanti in graduatoria"
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Milano, 17 aprile 2008 - "Ghel disi mì perché han vutà per il Bossi. Glielo dico io: hanno votato Lega perchè sperano di mandar via gli zingari. Ma si illudono... ". Lei, una classica nonna meneghina, con grembiule a fiori e ciabatte, non ha votato Carroccio, ma non si fa in tempo a chiederglielo. Si è già infilata nel portone di via Longarone. Quarto Oggiaro più che una zona è un modo di dire: il prototipo della periferia urbana, del quartiere dormitorio. Poi anche l’emblema del degrado, della 'vita difficile'. Ma è stato anche, per decenni, un quartiere operaio, popolare e di immigrazione, con migliaia di lavoratori dell’Alfa e delle altre fabbriche milanesi. E voti a sinistra.

 

E allora come si spiegano i tanti voti alla Lega? Giuseppe Lopez, ex dipendente Alfa, è uno dei fondatori dell’Associazione Quarto Oggiaro Vivibile: 27 anni di storia, volontariato puro, 5-600 soci e una realtà fatta campi gioco per i bambini e di campi di calcio e pallavolo per i più grandi, di feste e di tornei, "con in campo anche marocchini ed egiziani". Niente a che vedere con la vecchia immagine di Quarto Oggiaro, ma la domanda rimane la stessa: perché Lega? "Sono stato a un comizio dell’Arcobaleno - racconta -. Una tristezza. Saranno stati una dozzina. Qui centrodestra e centrosinistra più o meno erano pari. Poi c’erano Rifondazione e gli altri, che arrivavano all’8-9 per cento. Tutti spariti, cancellati. E i voti sono andati alla Lega. Non so se direttamente o 'di sponda', ma il passaggio è stato quello. Poi ci sono i problemi della sicurezza: lo spaccio, le strade deserte di sera, gli zingari. E poi c’è gente che non sa come tirare la fine del mese... Però non peggio che a Gratosoglio o a Baggio".

 

E i giovani? "Io ho amici che hanno votato Lega - racconta F.G., 20 anni - e il motivo principale è proprio la richiesta di sicurezza. Qui manca il controllo del territorio. Più dall’altra parte, verso via Pascarella. Ma da quando là hanno chiuso un bar che faceva da ritrovo, lo spaccio si è spostato qui". Dai giovani agli anziani. Per trovarli basta andare al Cam (centro di aggregazione multifunzionale) del Comune: corsi, laboratori, lettura e partite a carte. Le animatrici, Sonia e Alessandra, sono Co.Co.Co. e non si sbilanciano sulla realtà del quartiere. Vorrebbero solo che il Cam fosse più conosciuto. Daniela, invece, è una dipendente comunale e non si fa pregare. "Io - dice - quando mia figlia è in giro di sera ho paura. Io non ho votato Lega, ma gli avrei dato il voto proprio perché dicono che manderanno via zingari e irregolari e perché vogliono tenere i soldi delle tasse in Lombardia. E la Regione saprebbe gestirli meglio". Maria è pugliese, a Milano da 35 anni: "Vorrei sapere perché il Comune dà i posti al nido ai figli degli immigrati e lascia fuori i nostri. Fanno le graduatorie e quelli sono sempre davanti. E noi? Se i genitori lavorano tutti e due come possono fare?".

 

Ma c’è anche chi difende Quarto Oggiaro a spada tratta. Basta andare in via Pascarella. La signora Anna del 'Bar Caffetteria' ("basta il nome mi conoscono tutti") non ha dubbi: "Quarto Oggiaro è come il resto della città. Né più né meno. Ho avuto un bar in viale Brianza ed era molto peggio". E della stessa idea sono Vincenzo Barletta e suo padre, Ciro. Una vita fra le auto da corsa: all’Alfa e alla Ferrari (gli altri due figli erano i meccanici di Schumacher e Barrichello) e oggi impegnati in proprio nelle formule minori. "Il problema - dice Vincenzo - è che se succede una cosa a Musocco o alla Comasina, dicono sempre che è Quarto Oggiaro". E allora, il voto alla Lega? "Sa cosa c’è ? - dice Anna - C’è che la gente ha bisogno di case e vede che gli stranieri passano davanti in graduatoria. Qui siamo in Italia: le case diamole prima agli italiani. Poi, se ce ne sono, anche agli altri. O per lo meno 10 a noi e due a loro. Non il contrario".

di Giorgio Guaiti










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