Milano, 5 aprile 2008 - Ancora aspre contestazioni per Giuliano Ferrara, candidato premier della lista 'Aborto? No grazie'. Lanci di prezzemolo e grida 'Vergogna' e 'Assassini' hanno accolto i simpatizzanti della lista pro life all'uscita del comizio elettorale che il giornalista ha tenuto al centro congressi Rosetum a Milano.
Un gruppo di contestatori poi è corso per raggiungere l'uscita posteriore della struttura per cercare di intercettare il direttore de Il Foglio senza riuscirci. Lì c'è stato anche un lancio di uova.
Ferrara aveva indirettamente risposto ai contestatori nel corso dell'incontro. "Non possiamo subire critiche da questi lanciatori di pomodori che non conoscono nemmeno il discorso della montagna di Gesù e neppure La critica della ragion pura di Kant". "Non si abortisce un bambino malato - ha affermato tra l'altro il direttore del Foglio durante il suo discorso - ma in una società cristiana, evoluta, moderna lo si cura".
Dopo aver ricordato che "negli ultimi trent'anni nel mondo sono stati praticati un miliardo di aborti, 50 milioni l'anno" Ferrara ha spiegato che è "questa verità che rende pericolosa questa campagna elettorale, sottolineando che "non siamo noi quelli strani ma loro" e che "questo mondo è impazzito".
Dopo aver concluso queste frase un'anziana signora, seguita quasi subito da una donna quarantenne, si è alzata in platea e ha cercato di replicare a Ferrara dicendogli che era lui "quello strano" ma è stata immediatamente bloccata dagli agenti in borghese che presidiavano l'interno del centro culturale in cui si teneva l'iniziativa. Stessa sorte è toccata alla donna più giovane che non ha nemmeno fatto in tempo a parlare ed è stata sollevata di peso dagli agenti e portata fuori tra gli applausi delle circa 250 persone intervenute alla serata. Le due signore sono state identificate e subito rilasciate.
Coriandoli, bandiere, stand gastronomici ma anche ballerine di samba in corso Buenos Aires per la festa della vittoria di Expo 2015. Cinquantamila le persone che hanno preso parte alla 'Victory Parade'