La tormentava dal 2006, tanto da spingerla più volte a tentare il suicidio. La ragazza ha trovato il coraggio di sporgere denuncia e querela dopo che il 27enne le ha puntato alla gola una spada minacciandola
Milano, 26 marzo 2008 - Una volta ha legato le mani della ex, dopo averla brutalmente percossa con pugni e schiaffi e morsi e l'ha chiusa a chiave in un box. Un'altra l'ha minacciata e ferita con una spada giapponese puntata al collo. Un'altra ancora l'ha minacciata di morte via sms. Così dal luglio 2006 e per mesi Y. J., 27 anni, ha tormentato la fidanzata, all'epoca 18enne, al punto da spingerla a tentare il suicidio.
Ora per l'uomo si avvicina il processo: il pubblico ministero Silvia Perrucci ha appena chiesto nei suoi confronti il giudizio immediato, che dispone direttamente il dibattimento sulla base dell'evidenza delle prove. Y. J., milanese, è accusato di maltrattamenti, sequestro di persona, lesioni aggravate e minacce. In base a quanto ricostruito dal pm, l'ha maltrattata "con abidualità", sottoponendola "a frequenti violenze nonché a vessazioni psicologiche", si legge nel capo di imputazione, "picchiandola in svariate occasioni e per futili motivi con schiaffi al viso, con morsi al viso e al corpo e con calci", "minacciandola ripetutamente e ossessivamente che se l'avesse lasciato avrebbe ucciso lei e la sua famiglia".
Episodi di "stalking", dunque, ovvero "molestie telefoniche con continue telefonate ed sms" che si sommano alle volte in cui citofonava a casa "con insistenza nelle più svariate ore del giorno e della notte, appostandosi quotidianamente innanzi all'abitazione e alla scuola della ragazza al fine di incontrarla". Questo reato, però, nel codice penale italiano non è previsto e dunque si traduce in quello dei maltrattamenti. Tali da indurre persino la studentessa "a tentare il suicidio mediante l'assunzione di psicofarmaci".
Al giovane, difeso dall'avvocato Roberto Falessi, viene contestato anche il reato di sequestro di persona perché nel novembre del 2006 ha legato "le mani della persona offesa con una tracolla del suo zaino, dopo averla brutalmente percossa con pugni, schiaffi e morsi e averla gettata a terra, nonché chiudendo dall'interno e a chiave la porta basculante del box", impedendole di uscire "fino all'arrivo del padre di lei chiamato in aiuto dalla ragazza" con un sms. L'imputazione di minaccia, invece, risale al novembre successivo, quando ha puntato una spada giapponese alla gola della vittima, dicendole: "Prova ad andare via adesso". Dopo questo episodio la ragazza ha sporto denuncia e querela, dando il via all'inchiesta ora conclusasi. L'imputato può ora chiedere il giudizio con rito abbreviato.
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