Milano, 5 febbraio 2008 - Un chip elettronico permettera' di 'guardare il futuro' di una persona, per prevedere se soffrira' o meno di ipertensione. E' uno degli obiettivi del progetto Hypergenes, finanziato con 10,2 milioni di euro dal Settimo Programma quadro europeo per la ricerca e che raccoglie 20 partner internazionali tra Universita' e industrie, guidati da Daniele Cusi dell' Universita' degli Studi di Milano.
Il progetto ha preso il via oggi a Milano, durante un congresso internazionale sul tema, ed e' articolato per durare 42 mesi. Nella prima parte dello studio, hanno spiegato i responsabili, si cercheranno i geni dell' ipertensione arteriosa e del danno cardiovascolare e renale che ne consegue, tramite lo screening di oltre un milione di 'tracce genetiche' (polimorfismi) sparsi nel Dna di 4 mila ipertesi e normotesi.
Questi geni verranno poi testati su una popolazione piu' allargata e multietnica di circa 12 mila individui, ''in modo da garantire la generalizzabilita' dei risultati all'intera popolazione europea''. La seconda parte si occupera' del chip vero e proprio, che dovra' essere in grado di analizzare il genoma di un paziente ''in modo semplice, rapido ed economico, tipo quello di un comune esame del sangue, che possa consentire anche di individualizzare la scelta dei migliori farmaci per ogni paziente e di individuare al meglio il momento piu' opportuno nel quale iniziare un'eventuale terapia''.
Tra i partner del progetto ci sono l'Imperial College di Londra, l'Accademia russa delle scienze mediche di Novosibirsk, l'Istituto per la ricerca medica di Parigi, il centro Ibm di Haifa in Israele e l'italiana STMicroelectronics. In totale, le informazioni cliniche che verranno raccolte rappresenteranno, oltre ai cittadini europei (Russia compresa), anche un campione di cittadini di Cina, India, Pakistan e Nord Africa.
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