Lo studio coinvolge 56 centri in una ventina di Paesi e punta a scoprire quali e quanti sono i cibi più allergizzanti, quanti bimbi soffrono davvero di allergie a tavola e come questo problema cambi la loro vita
Milano, 31 gennaio 2008 - Sono già 600 i neonati milanesi 'arruolati' in una maxi-ricerca europea sulle allergie alimentari. Lo studio coinvolge 56 centri in una ventina di Paesi e punta a scoprire quali e quanti sono i cibi più allergizzanti, quanti bimbi soffrono davvero di allergie a tavola e come questo problema cambi la loro vita.
"Il Progetto Europreva ll ha l'obiettivo di seguire per diversi anni 1.500 bambini per Paese - spiega Kristine Beyer,
ricercatrice tedesca coordinatrice dello studio, al IV Meeting di allergologia e malattie respiratore, in corso nel capoluogo lombardo - Sospettiamo, infatti, che a seconda delle nazioni si sviluppino patologie diverse: ad esempio in Finlandia sembrano più numerosi gli allergici al pesce (19,8%), in Italia quelli al grano (15,2%) e in Germania alla frutta fresca (66,7%)".
Ma gli studi oggi disponibili hanno qualche difetto: non 'fotografano' con chiarezza il problema dei bambini. "Risultato? Spesso i genitori sono convinti che i figli soffrano di allergie alimentari, che poi non si rivelano tali dopo esami accurati. Sappiamo infatti - dice l'esperta - che solo un bambino su sette di quelli che lamentano sintomi si rivela realmente allergico". Il 'braccio italiano' di Europrevall è seguito e finanziato dall'ospedale Fatebenefratelli di Milano tramite Melloni Pediatria, in collaborazione con l'associazione Allegria.
"Recluteremo 1.500 neonati - precisa il pediatra Alberto Martelli - fra quanti nascono nel nostro ospedale. Attualmente l'età media dei piccoli è di 4 mesi, dovranno passare almeno due anni per i primi dati". Secondo alcuni questionari sottoposti ai genitori nel 2007, "latte, frutta secca e grano sono gli alimenti più allergizzanti per i bimbi italiani - prosegue Martelli - Si stima che l'8% dei bimbi con meno di 6 anni soffra di allergie. E ogni
anno in Italia un bimbo muore per anafilassi da allergia alimentare".
I pediatri invitano comunque i genitori a non mettere a dieta inutilmente i bambini. "Oggi le etichette in Europa sono più trasparenti e dettagliate - sottolinea Patrizia Restani, esperta di chimica degli allergeni all'università degli Studi Milano - ma resta il problema delle tracce di alimenti a rischio, 'trattenute negli impianti e frutto di
lavorazioni precedenti. Alcune aziende, per scongiurare azioni legali, si tutelano con la dicitura 'può contenere, ma non c'è una legge comunitaria in materia.
Dunque c'è anche chi non lo fa. Con un effetto boomerang: magari un allergico opta per un prodotto senza dicitura, non sapendo che anche lì possono esserci tracce dell'alimento in questione". Oltretutto bisogna ancora individuare le soglie tollerate dal 90-95% degli allergici, sottolinea l'esperta. I problemi, poi, non mancano per le mense scolastiche, "che si confrontano con dubbi e richieste dei genitori, in parte purtroppo - avverte Luigi Terracciano, direttore dell'Unità semplice asma infantile della Macedonio Melloni - non motivati da vere allergie".
Per proteggere la salute e la sicurezza dei piccoli a tavola, gli esperti puntano a una strategia di lavoro che proponga alle aziende studi mirati e protocolli che riducano al minimo le 'traccè. Per limitare al massimo i rischi, che comunque per le persone molto sensibili restano. «In Lombardia - conclude Martelli - gli allergici hanno diritto gratis a un kit di adrenalina autoiniettiva".
Il noto locale milanese ospiterà fino al 2 febbraio Tuck & Patti. I due artisti presentano il loro nuovo album 'I Remember You' LEGGI L'ARTICOLO