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TEMPESTA A PALAZZO MARINO

Gli uffici della Moratti
perquisiti fino a notte fonda

Spettacolare perquisizione di Guardia di Finanza e Carabinieri. Duplicata la memoria dei computer. Sequestrate agende personali e fax del sindaco. Oltre all'acquisizione di carte pesano le testimonianze dei dipendenti liquidati

LETIZIA MORATTI Milano, 1 dicembre 2007 - L’ordine di servizio: fare spazio, svuotare caselle nevralgiche e di potere nella conduzione della macchina amministrativa del Comune di Milano. Quell’ordine, in mano al vicedirettore generale del Comune Rita Amabile, straordinaria conoscitrice della macchina e dei suoi uomini, può essere diventato un asso pigliatutto, o, a esser cattivi, una "licenza d’uccidere".

 

 

Così deve essere parsa, perlomeno, all’ex (ora) dirigente del settore sicurezza urbana, dottor Alessandro Bernabei, 65 anni: ultimi giorni dell’agosto 2006, la telefonata di 'invito' alle dimissioni per pensionamento gli dà poche ore per decidere. "Non avevo molto tempo per pensare e scegliere — dirà al pubblico ministero Alfredo Robledo — . In ballo c’era la decurtazione dello stipendio a pochi anni dalla pensione...".

 

Sono storie simili di "umiliazione", come i "pensionati forzati" le definiscono, quelle per le quali la Procura di Milano ipotizza la concussione da parte dei principali dirigenti del Comune di Letizia Moratti ai danni dei principali responsabili di settori di primaria importanza. L’ingegnere Biagio Savoca, allora direttore trasporti e mobilità, dirigente di 2° fascia: "Ebbi 48 ore per decidere, mi fu spiegato che avrei perso un quarto della mia retribuzione, con quello che sarebbe conseguito sulla pensione...".

 

Era direttore del settore edilizia socio assistenziale l’architetto Anna Maria Ornaghi, classe 1946: "Ho ricevuto una telefonata da parte del dottor Bordogna. L’incarico per me non era rinnovato, dovevo decidere seduta stante se andare in pensione o subire una decurtazione dello stipendio". La dottoressa Francesca Della Porta, 65 anni, direttore centrale gare e contratti: "Ero in vacanza, ho ricevuto una telefonata che mi comunciava la necessità di una scelta immediata...".

 

Guardia di finanza di Milano e carabinieri del palazzo di giustizia, l’altro ieri, hanno acquisito negli uffici di Palazzo Marino carte fino all’una della notte precedente: venti faldoni di documentazione cartacea, duplicata la memoria di venti computer. Tra questi anche le agende personali, i fax e gli appunti del sindaco Letizia Moratti indagata per abuso d’ufficio.

 

E il giorno dopo si abbozzano, con l’utile distacco di investigatori e inquirenti, i ruoli dei protagonisti di una doppia vicenda che da un lato vede l’"epurazione" di dieci dirigenti di massimo livello, nei confronti dei quali non si esclude neppure l’ipotesi di un interno "regolamento di conti", e dall’altra l’immissione di una cinquantina di figure professionali a contratto a termine, superpagate, e, non tutte, rispondenti ai criteri dell’esperienza e della specializzazione.

 

Due vicende che s’incrociano, che non sono necessariamente collegate. Nella messa a riposo forzosa dei dirigenti, per la quale il procuratore aggiunto Corrado Carnevali e il sostituto procuratore Alfredo Robledo ipotizzano la concussione, gioca un ruolo di primo piano il vicedirettore generale del Comune Rita Amabile, mentre più figurativo pare quello ricoperto dal direttore nonché ex sindaco di Milano Giampietro Borghini, per il quale la Procura ipotizza l’abuso d’ufficio in concorso col sindaco (in relazione ai nuovi incarichi), la concussione sui "pensionati" e la truffa aggravata per il doppio stipendio percepito da Comune e Regione (è consigliere regionale).

 

Anche se il legale di Borghini Francesco Perli sottolinea che "l’incarico di consigliere regionale non è un lavoro ma una carica elettiva: per il quale si percepisce non un stipendio ma un’indennità". E ruolo di esecutore di ordini, di "braccio secolare", pare giocare l’ex dirigente del delicatissimo settore risorse umane del Comune Federico Bordogna, che nel telefonare e contattare a uno a uno gli "sgraditi" pare rispondere a un ordine superiore inappellabile, salvo finire, invece che al Decentramento dove ha salvato incarico direttivo, pure lui silurato.

 

Ma qualcuno che ha resistito c’è: chi come l’avvocato dell’ufficio legale del Comune Elena Savasta, all’offerta forzosa ha replicato minacciando una denuncia (è rimasta al suo posto). E chi come il vicecomandnate dei vigili urbani Roberto Forgnone si è fatto "decentrare" da Palazzo Marino al comando di via Melchiorre Gioia. Pur di resistere.

di Marinella Rossi










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