Milano, 19 novembre 2007 - Più di 200 opere tra olii, tempere, pastelli, acquerelli, disegni, assemblaggi e sculture, prestiti di collezioni private e musei internazionali come il Moma di New York, il Museo nazionale d'arte moderna di Parigi, il Tate modern di Londra, la Staatsgalerie di Stoccarda o il museo Thyssen-Bornemisza di Madrid. Sarà inaugurata il 14 febbraio prossimo a palazzo Reale la mostra sul pittore futurista Giacomo Balla presentata stamani dall'assessore comunale alla cultura Vittorio Sgarbi e dal curatore Paolo Baldacci.
E sarà composta da cinque sezioni principali corrispondenti al periodo artistico compreso tra 1900 e il 1929: divisionismo e visione fotografica, analisi del movimento, ricostruzione futurista dell'universo, arte-azione futurista e energie e sensazioni. "Salvo pochissime, inevitabili, lacune, si potrà vedere tutta l'opera maggiore e più famosa di questo grande protagonista della modernità italiana ed europea", fanno sapere gli organizzatori.
Sono 37 anni che non è più stata organizzata nessuna grande retrospettiva su Giacomo Balla: l'ultimo caso risale al 1971, quando circa 90 opere vennero esposte alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma. E ancor più significativo è che a Milano non c'è mai stata una vera e propria restrospettiva a lui dedicata, vista anche la storica identificazione della città con l'altro grande futurista, Boccioni. Particolare attenzione sarà poi dedicata all'allestimento, a cura dell'architetto Daniela Volpi, che creerà nelle sale di "neoclassica simmetria" palazzo Reale, spazi obliqui e slittanti con effetto di espansione dinamica, in riferimento all'innovazione portata nel secolo scorso dalle opere del pittore futurista.
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