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Cronaca

IL BLITZ

Nuove Br, due arresti a Padova
nell'inchiesta anti-terrorismo

Michele Magon e Andrea Scantanburlo sono stati arrestati a Padova nell'ambito dell'indagine sulle presunte nuove Br, condotta dal pm milanese Ilda Boccassini. Un legale: "Operazione d'immagine". Nei mesi scorsi erano state arrestate 17 persone per associazione sovversiva

ilda boccassini Milano, 27 novembre 2007 - Due nuovi arresti questa mattina a Padova nell'ambito dell'indagine coordinata dalla direzione centrale della Polizia di Prevenzione e diretta dal PM Ilda Boccassini contro le cellule neo-brigatiste del partito Comunista Politico-Militare: con l'operazione 'Tramonto' le Polizie di Stato di Padova, Milano e Venezia hanno arrestato Michele Magon (nato il 5 dicembre 1983, residente a Padova) e Andrea Scantamburlo (nato il 20 giugno 1964, anch'egli residente a Padova).

 

A carico di Magon viene contestata la partecipazione esterna all'associazione sovversiva costituita in banda armata; nei confronti di Scantamburlo, già arrestato nell'operazione del 12 febbraio e nel luglio scorso posto agli arresti domiciliari, si parla di un aggravamento della misura, e quindi del ritorno in carcere, determinato dalla contestazione di nuovo fatti, ovvero aver preso parte alla fase preparatoria dell'azione di autofinanziamento e al trasporto di armi del gruppo terroristico.

 

L'indagine nei mesi scorsi aveva portato al fermo di 17 persone accusate di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e partecipazione a banda armata. All'origine degli arresti di oggi ci sarebbero le dichiarazioni dell'unico pentito dell'inchiesta sulle nuove Br, Valentino Rossin. Recentemente Rossin era infatti stato a lungo interrogato dal pm.

 

"E' la solita vecchia storia, l'uso strumentale della custodia cautelare per tentare di stroncare la resistenza dell'imputato, sperando in un atteggiamento collaborativo", dice l'avvocato di Rossin Ugo Giannangeli in un comunicato: "La procura sa di avere poco in mano e nell'imminenza dell'udienza preliminare, tenta di consolidare un quadro,probatorio inconsistente. E' più che altro un'operazione di immagine".

 

LE INDAGINI

Secondo le indagini Michele Magon avrebbe messo a disposizione sia la propria autovettura, una Toyota Yaris, che altre (una Ford Ka di proprietà della zia e una Melano Norma), per consentire ad altri indagati "spostamenti sicuri in concomitanza di azioni illecite", come "le esercitazioni di tiro, la preparazione di un furto ad Albignasego con sopralluoghi e prelevamenti di armi da luoghi di imbosco".

 

"La partecipazione di Magon - scrive il gip Guido Salvini nell'ordinanza - all'associazione è quindi provata dalla ripetuta movimentazione che consegna delle autovetture messe a disposizione dall'indagato. Grazie agli accurati servizi di osservazione degli operanti e alle rilevazioni satellitari, si nota che non presta la propria autovettura, circostanza che sarebbe in qualche modo giustificabile, bensì la scambia con quella di altri appartenenti al gruppo senza alcuna plausibile necessità".

 

Sulla Yaris di Magon, continua il gip, "sono stati trovati residui di sparo". Il giovane padovano sarebbe stato molto vicino, in particolare, ad altri due indagati, Davide Bortolato e a Massimiliano Toschi, fatto che "fa ritenere plausibile che anche Magon sia a conoscenza di circostanze riferibili alla detenzione da parte dell'associazione dell'armamento sia ritrovato sia non ancora individuato".










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