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ESPERIMENTO A MILANO

"Insegnamo ai bimbi a combattere la pedofilia"

La vittima di un pedofilo, dice il professor Alberto Pellai, è "un bimbo che non sa nulla del fenomeno". E racconta la sua esperienza di sei anni in cui ha tenuto corsi nelle scuole elementari di Milano Commenta

pedofilia Milano, 9 novembre 2007 - La vittima ideale di un pedofilo? "Un bimbo che non sa nulla di questo pericolo, a cui non è stato detto niente e che, all'inizio dell'abuso, è a disagio ma resta lì, magari perchè si tratta di un amico di famiglia, una persona conosciuta".

Lo spiega Alberto Pellai, ricercatore del Dipartimento di sanità pubblica dell'Università degli studi di Milano, a margine del convegno 'Pedofili oggi: proviamo a curarli?', in corso a Milano. "A descrivere la loro vittima ideale sono stati gli stessi pedofili - prosegue l'esperto - Ma questo deve spingerci a fare qualcosa, a insegnare ai piccoli a riconoscere il pericolo e a dire no, a scappare. A riconoscere il tocco buono e quello cattivo".

 
Proprio con questo scopo, per circa sei anni sono stati tenuti corsi
nelle scuole elementari di Milano, che hanno coinvolto migliaia di bambini, insegnanti e genitori. Un progetto, dal tema 'Le parole non dettè, «che ora abbiamo portato a Varese. È importante - ribadisce l'esperto - che i genitori sappiano che gli abusi all'infanzia costituiscono il crimine più frequentemente commesso contro i bambini, ma anche che una corretta formazione e una costante attività di prevenzione sono armi efficaci. I bambini che apprendono e conoscono i principi della sicurezza personale e della prevenzione dell'abuso - dice Pellai - sono più capaci di reazione e si sentono più autosufficienti quando si trovano in situazioni di rischio».

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