Milano, 10 novembre 2007 - Un precursore e un modello nel conciliare l'impegno con lo spettacolo. È il ritratto di Giorgio Gaber che esce dalla prima tavola rotonda 'Movimento e movimentì del convegno 'Milano, Giorgio Gaber e gli anni '70' che si sta svolgendo a Milano.
«È impossibile paragonare quei dieci anni di spettacoli di Gaber alla trasmissione Zelig -ha ammesso Gino Vignali, autore con l'inseparabile Michele Mozzati, del fortunato programma comico-. Se facciamo questo mestiere è merito anche di Gaber, perchè è stato un modello per come far convivere l'impegno con lo spettacolo. Andare a un suo spettacolo era come, dieci anni prima, comprare un disco dei Beatles. Era emozionante, divertente, era la dimostrazione che si poteva fare, che quello che avremmo poi fatto per professione era possibile». «'Lo spettacolo Il signor G' era sconvolgente -ha aggiunto Michele».
La figura del cantautore milanese è quella di «un pensatore critico e libero del movimento - ha spiegato Paolo Bosisio, professore di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell'Università degli Studi di Milano - al contrario di Dario Fo, che non è mai stato libero, ma sempre piegato all'ideologia. O di Adriano Celentano che dell'ideologia fa il suo scafandro e predica in televisione. Invece, Gaber non ha mai predicato».
Spettacoli e dischi che hanno fotografato una stagione della società italiana. «Se dovessi far capire il movimento del Sessantotto a mio figlio, gli farei ascoltare Gaber», ha detto Romano Madera, professore di Filosofia Morale all'Università Bicocca. La tavola rotonda si è quindi conclusa con il filmato 'La strada', salutato con un lungo applauso dalla platea.
In precedenza, il convegno ha visto l'intervento dello scrittore Luca Doninelli che ha insistito sull'indipendenza di Gaber. «Che fosse di sinistra non c'è dubbio - ha affermato - ma non ha mai dato l'impressione di essere funzionale a qualcuno. In questo senso si può dire che Gaber fosse l'unico intellettuale 'laico' tra intellettuali 'clericalì. In fondo ci sono tante chiese ed è difficile non essere intellettuali di regime».
Sullo stile inconfondibile di Gaber ha centrato il suo discorso Lorenzo Arruga, critico musicale, che con l'aiuto di un pianoforte ha mostrato gli inestricabili legami tra parola e melodia: «La musica fa con il testo quello che lui fa con le convinzioni: rimette tutto in gioco», mentre Guido Davico Bonino, critico teatrale, ha ricordato la capacità del signor G di dividere la critica sui giornali dell'epoca.
La giornata è stata inaugurata da Salvatore Veca, professore di Filosofia Politica alla Scuola superiore Iuss di Pavia, che ha analizzato il testo di 'La liberta«, una delle canzoni più famose del cantautore milanese.
Il giornalista Marco Travaglio, ospite al convegno, ha dichiarato: "Oggi l'equidistanza è un fatto interiore - ha dichiarato il giornalista - Non è l'equidistanza da Berlusconi o Prodi, da Fini o Rutelli. Non è Vespa che deve bilanciare, quella è equivicinanza. L'equidistanza nei confronti della politica non è geometrica. Ma Gaber riusciva a essere equidistante, se ne stava fuori, sparava e colpiva chirurgicamente il bersaglio". Travaglio, nel suo intervento, ha spiegato che "Gaber è uno dei pochissimi che oggi vengono rimpianti per la chiarezza nel raccontare le cose senza peli sulla lingua. Nella diversità somiglia moltissimo a Montanelli, che veniva dall'altra parte e alla fine è giunto alle stesse conclusioni".
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