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A cura di
Matteo Leonelli
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17/04/2007 10:34
DOPO GLI SCONTRI

Chinatown, la Lega manifesta

Anche i centri sociali in via Sarpi

Aperta inchiesta sui disordini

Sale la tensione. Matteo Salvini: "Non escludiamo il corteo". Contraria l'associazione Vivisarpi. In zona ci sarà anche Forza Nuova. Intanto, a seguito della relazione della Digos, la Procura apre un'inchiesta sui tafferugli

Milano, 16 aprile 2007 - CHINATOWN riapre. Tornano i carrelli e i furgoni del commercio all’ingrosso. Tornano i presidi, Lega e An in testa (ma anche Forza Nuova annuncia che sarà in zona), e tornano, si presume, le tensioni. Quello che doveva essere un weekend di calma piatta, dopo la tempesta del giovedì, è stato caratterizzato da tre episodi di rilievo: le scritte xenofobe di ultradestra, apparse all’alba di sabato, la risposta dei commercianti cinesi, che hanno tappezzato i negozi di cartelli («sì all’integrazione, no alle discriminazioni, siamo milanesi anche noi»). E l’attacco dell’ambasciatore di Pechino, che minaccia la giunta di conseguenze sulle relazioni commerciali, in caso di provvedimenti restrittivi sulla comunità (il decentramento del carico e scarico e la pedonalizzazione della zona).

 

IL CERINO ripassa al sindaco Moratti, che venerdì incontrerà il console Zhang Limin. Due le iniziative di oggi e una terza in vista. Alle 13, in via Paolo Sarpi, il portavoce di An, Andrea Ronchi, e il vicepresidente Ignazio La Russa presenteranno le proposte del partito sulla sicurezza, incontrando la cittadinanza sui problemi del quartiere. Stasera invece, dopo che la questura ha vietato il corteo per ragioni di ordine pubblico, la Lega Nord conferma un presidio (con fiaccolata) in piazza Gramsci. E il segretario provinciale Matteo Salvini non esclude che qualcuno alla fine decida di fare anche «una passeggiata» in via Paolo Sarpi. Ma la questura è stata chiara: «Non è il momento e non è il caso».


I TONI dovrebbero dunque scivolare un po’ di più verso la festa campestre, con pane e salame («niente involtini primavera», ironizza Salvini), e la distribuzione delle bandiere di Milano da mettere sui balconi. Dopo 57 anni di silenzio, La Lega scopre anche i tibetani, invitando alla festa anche rappresentanti del popolo invaso da Mao nel 1950, con oltre un milione di morti su 6 milioni di abitanti, specie monaci e pacifici pastori. Il tutto, spiega Salvini, «alla faccia dell'arroganza di consoli e ambasciatori di uno Stato assassino».

CONTRO il presidio leghista si schera l'associazione di «Vivisarpi», da sempre critica verso i disagi nel quartiere. «Siamo contrari come sempre a qualsiasi tipo di contrapposizione fra cittadini di comunità diverse - dice il presidente Pier Franco Lionetto - La controparte è l'Amministrazione Pubblica».
Sul fronte opposto, 13 associazioni di cinesi e alcune ong preparano una contromanifestazione «ma non prima dell’incontro tra sindaco e console». Lo rivela l'associazione Alkeos, che da tre anni si occupa della comunità. «Iniziativa del tutto legale - spiega una responsabile - promossa solo dopo l'autorizzazione della questura e in collaborazione con le istituzioni e le forze dell'ordine».

L'ASSOCIAZIONE ha sede proprio in piazza Gramsci, dove la Lega ha indetto il presidio. Nell’occasione, oggi i responsabili hanno deciso di sospendere le attività, in particolare i corsi di italiano frequentati da 50 studenti cinesi. «Non vogliamo mettere a repentaglio l'incolumità di operatori, studenti e struttura - viene spiegato - Da parte dei cinesi possiamo assicurare che non saranno accolte provocazioni e sarà fatto il possibile per avere un clima tranquillo».

di Enrico Fovanna

 

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